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LA FABBRICA E I CILIEGI Tommaso Giagni

In questi giorni in Trentino si sta molto parlando dell'ex fabbrica SLOI per due motivi: l'anniversario della sua fine e gli scavi per il bypass ferroviario proprio nell'area di quella che era conosciuta come "la fabbrica dei veleni". Il 14 luglio 1978 a causa di un temporale l'acqua entrò nel capannone dell'azienda, dove erano depositati circa 300 quintali di sodio, che a contatto con l'acqua si infiammarono. I Vigili del Fuoco di Trento spensero l'incidendio con tonnellate di cemento, come a Chernobyl molti anni dopo. Dallo stabilimento uscì una nube tossica. Tre giorni dopo la fabbrica fu definitivamente chiusa. Negli anni, delle vicende della SLOI, ne hanno parlato giornalisti e scrittori. Tra loro l'autore romano, trentino d'adozione, Tommaso Giagni con il romanzo "La Fabbrica e i ciliegi", pubblicato nel 2025 e che si è recentissimamente aggiudicato il premio internazionale Mondello. Il titolo si ispira ai ciliegi dei terreni vicini alla fabbrica, che all'epoca "impazzivano" a causa dell'inquinamento fiorendo fuori stagione. De "La fabbrica e i ciliegi" mi aveva parlato positivamente qualche mese fa l'amico Diego, che da qualche anno si sta cimentando nell'impresa di leggere l'intera raccolta della biblioteca di Rovereto di romanzi scritti da autori trentini o ambientati in Trentino. Il protagonista vive a Roma e, alla morte della madre, scopre che il padre non è davvero morto di leucemia, ma è stato fra le vittime della SLOI. Decide allora di tornare a Trento, dove è nato, per ritrovare le proprie "origini". Qui incontra Marilù e Loris, lei meridionale, lui originario di una valle trentina. Le loro vite si intrecceranno e tutte le loro debolezze verranno a galla. In realtà quando ho iniziato a leggere questo romanzo mi aspettavo molta meno "finzione" e molta più "vita vera" alla SLOI, ma l'ho apprezzato comunque molto. Mi ha fatto conoscere in profondità le vicende, i dolori e le sofferenze di chi ci lavorava, di chi ha rischiato o addirittura ha perso la vita in cambio di un salario che sfamasse la famiglia. E alla fine poco importa il vero nome di chi, lì dentro, ha perso la vita. L'importante è non dimenticare e fare tesoro di quello che la SLOI, "piccola Seveso" del Trentino, ci ha insegnato. Nel 1987 Gro Harlem Brundtland definì il concetto di sviluppo sostenibile come uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri. "Intanto, tuo padre aveva preso il piombo. Aveva il saturnismo, insomma, e mica era l'unico. Un giorno mi accompagnò in città perchè dovevo comprare il televisore, due donne guardarono Vigilio e sottovoce dissero: l'è un della sloi..." ★★★★☆ 🥃 amaro digestivo scopri come valuto i libri

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