Sergio Paoli, scrittore trentino, ha recentemente pubblicato il racconto "Panarottamata" che narra i giovedì pomeriggio trascorsi sulle piste della Panarotta negli anni Settanta. Quelli erano anni in cui la neve non mancava e i ragazzini della Valsugana avevano la possibilità di trascorrere alcune ore con gli sci ai piedi e apprendere "l'arte di sciare".
Come Pluto nel corto Disney, i piccoli valsuganotti affrontavano goffamente, ma con tanta volontà e divertimento, le prime discese. E l'autore ci invita a guardare il cartoon per immergerci ancor più nell'atmosfera di quei pomeriggi.
I ragazzi partivano da Pergine o da Borgo diretti sulla Panarotta con addosso un abbigliamento non propriamente "tecnico" ed ai piedi un paio di "asoti". Già il viaggio in corriera per raggiungere la meta era un'avventura.
Il racconto - di 35 pagine - integra quelli de "L'ora del Baco" evocando ricordi "non digitali". Nel suo romanzo distopico e autobiografico c'è infatti un bellissimo racconto riferito alla prima nevicata ed alle folli discese in slittino.
Il titolo Panarottamata è un gioco di parole che allude agli anni in cui gli impianti sono stati chiusi e la Panarotta "rottamata" e allo stesso tempo allude ad una Panarotta "amata".
A me la scrittura di Sergio Paoli piace molto, perchè il suo stile è un misto di ironia e sentimento. Leggi, ricordi o immagini, sorridi e poi quando hai terminato la lettura ti pervade una sorta di nostalgia per situazioni che non rivivrai più o che rimpiangi di non aver vissuto. Chissà se i nostri figli avranno in futuro ricordi "non digitali" che riaffioreranno anni dopo...
Chiudo con una citazione di Giacomo Leopardi che Sergio Paoli fa in apertura: "I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli adulti il nulla nel tutto."
★★★★☆
🍨 mousse alla fragola
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Il due febbraio è il giorno della Candelora. Si tratta di una festa cristiana, celebrata quaranta giorni dopo Natale, in cui le candele vengono portate in Chiesa per la benedizione.
La Candelora segna anche la data della fine del periodo natalizio e la tradizione vuole che il presepe sia smontato proprio in questa giornata.
Il due febbraio è il giorno che spezza a metà l'inverno e per questo motivo numerosi proverbi e modi di dire fanno riferimento al giorno della Candelora.
Uno dei più conosciuti è sicuramente il detto che in base al meteo del giorno stabilisce le previsioni dei giorni successivi.
"Se c’è sole alla Candelora, dell’inverno semo fòra. Ma se piove o tira vento, ne l’inverno semo dentro”.
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Oggi vi voglio consigliare un libro per bambini da infilare nella calza della Befana insieme a qualche dolcetto. Si tratta del racconto in rima "La mela Pamela", scritto ed illustrato da Lucia Brunialti, bibliotecaria della Valle di Ledro, laureata in Graphic Design e Multimedia e master in biblioteconomia e catalogazione digitale dei beni archivistici e librari.
Protagonista è una mela diversa. Le altre mele la prendono in giro e lei si isola, finché un giorno tutto cambia.
"La mela Pamela" è un libriccino illustrato di 40 pagine, edito da BABIDI-BÚ, adatto ai bambini dai quattro anni in su.
Affronta con delicatezza il tema del bullismo.
Non si tratta della prima opera di Lucia Brunialti ed anche nei suoi precedenti lavori l'autrice ha affrontato temi delicati: in "10 pomodorini al giorno", romanzo autobiografico, i disturbi alimentari e nell'antologia "Stop violenza" ha scritto un racconto riguardante lo stalking.
Francesco Vidotto risulta l'autore che più ho letto nel 2025: Siro, Oceano, Onestoe A ciascuno il proprio Dio. Vidotto è uno scrittore che ho scoperto quest'anno grazie alla biblioteca di Arco e che ho decisamente apprezzato. Ho avuto anche l'onore di stare sul palco con lui durante la presentazione di Onesto, romanzo a cui ho attribuito 5 stelle. Solo altre due opere, da me lette nel 2025, hanno raggiunto la stessa votazione e sono: Alma di Federica Manzon e Il passato è un morto senza cadavere di Antonio Manzini. Il premio "miglior libro dell'anno 2025 di LibriCitando" lo attribuisco ad Onesto per l'originalità della trama e per la poeticità della prosa ed un po' anche per la grande verve e simpatia dell'autore.
Chi ama i romanzi di Francesco Vidotto - io ho letto Siro, Oceano e Onesto - e desidera saperne di più sull'autore, non ha da fare altro che leggere la sua autobiografia "A ciascuno il proprio Dio" e scoprire così che si può diventare uno scrittore amato ed apprezzato - rock direbbe lui - anche partendo da insuccessi scolastici e porte chiuse in faccia dagli editori. Resistere e non arrendersi sono determinanti per perseguire il proprio obiettivo. Soprattutto “Fai ciò che sei” - come dice sempre Vidotto - è la chiave della felicità.
"Capire chi sei, non è cosa da poco. C’è il rischio di non scoprirlo mai. Di vivere la vita di qualcun altro. Di mentire a sé stessi. Per quel che mi riguarda ci ho messo quarant’anni. Avevo una confusione in testa che non saprei dire. Intuivo la mia inclinazione naturale ma avevo paura di seguirla. Temevo di fallire. Di ferire la mia famiglia. Poi finalmente ho deciso di lasciarmi andare ed ho iniziato a vivere. Per oltre vent’anni sono stato direttore generale di un gruppo industriale tra i più importanti. Viaggiavo in elicottero, mangiavo nei migliori ristoranti eppure mi sentivo povero. E lo ero! Ero povero di tempo e il tempo è l’unica ricchezza che non potevo risparmiare. Una volta speso, è andato per sempre. Allora sono ritornato in montagna, tra le Dolomiti, nella mia terra d’origine dove le giornate filano al ritmo delle stagioni."
★★★★☆
🍷 vino rosso
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Ho letto Siro di Francesco Vidotto dopo Onesto e Oceano, quindi in ordine inverso rispetto a quello cronologico della pubblicazione dei romanzi. Ho sentito l'esigenza di colmare la lacuna completando quella che ritengo sia una sorta di trilogia cadorina. Si tratta di un romanzo bello e poetico, come Onesto e Oceano, ma sicuramente più acerbo dei successivi. L'ambientazione è la stessa: il Cadore. Anche il protagonista, Siro, ha la stessa estrazione sociale di Oceano e Onesto. E' un pastore, povero. Vive ai piedi delle Dolomiti in una famiglia numerosa. Sogna di andare a scuola, impara a leggere da solo e trova nella lettura consolazione per la misera vita che il padre, non solo la povertà, lo costringe a fare. Si innamora di Vera. Il suo sarà un amore ricambiato, ma duramente ostacolato.
I romanzi di Francesco Vidotto mi sorprendono sempre per la profondità dei sentimenti narrati. Ho avuto il piacere di conoscerlo e di affiancarlo nella presentazione di Onesto e ho così potuto apprezzare la sua simpatia, la spigliatezza e l'allegria che trasmette quando racconta "il dietro le quinte" dei suoi romanzi.
Se non avete mai letto nulla di suo, vi consiglio di farlo seguendo l'ordine cronologico.
"Ci sono racconti che forse dovrebbero rimanere sepolti nella terra e dimenticati. Io, in questa storia ci sono inciampato per caso e ho deciso di raccontarla"
★★★★☆
🍞 pane
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Può capitare di chiamarsi Oceano e non aver mai visto il mare. Questa è la storia di un neonato abbandonato nella ruota degli esposti con in tasca un biglietto con scritto il suo nome. Il bambino viene adottato da una famiglia nel Cadore, vive tutta la sua vita in montagna e quando raggiunge l'età di quasi cento anni e si accorge di iniziare a perdere la memoria, chiede a Francesco Vidotto di mettere su carta i suoi ricordi affinchè non vadano persi.
"Oceano" è il romanzo che ha fatto conoscere Francesco Vidotto e lo ha fatto diventare un long seller grazie al passaparola dei lettori.
Povertà estrema, duro lavoro, alte montagne e puro amore sono gli ingredienti di questo appassionante romanzo.
“Italia, oggi manchi come la neve all’inverno”
★★★★☆
🧅 cipolla
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"Onesto" di Francesco Vidotto è un romanzo di estrema profondità e bellezza. Narra le vicende di due gemelli, separati poco dopo la nascita e riuniti cinque anni dopo. Santo ed Onesto sono molto legati, si vogliono bene e finiscono per innamorarsi della stessa ragazza. Onesto fa un passo indietro per la felicità del fratello, ma non smetterà mai di amare, in silenzio, Celeste. Si succedono poi eventi dolorosi, violenze, la guerra, la povertà. E Onesto decide di mettere su carta i suoi ricordi scrivendo delle lettere alle montagne che sovrastano Tai di Cadore. È grazie a queste lettere, respinte al mittente, e a Guido Contin detto "Cognac" che l'autore viene a conoscenza dei fatti accaduti.
Io ho avuto la fortuna di incontrare e intervistare l'autore il mese scorso presso la biblioteca di Arco. Francesco Vidotto sa stare sul palco come un attore. Incanta la platea con il racconto della sua rocambolesca vita e con gli aneddoti su Tai di Cadore, luogo in cui vive e dove sono ambientati i suoi romanzi più belli. Anche "Siro" ed "Oceano" narrano vicende, realmente accadute in quei luoghi, e romanzate dall'autore in una sorta di trilogia cadorina.
Francesco Vidotto è un vulcano di simpatia che scrive romanzi d'amore degni di Gabriel Garcia Marquez.
Non lo sapevo l'amore cos'era eppure, in quell'istante, lo intuii: è quando il cuore batte, ma senza bisogno di correre.
Sentivo nel mio stomaco di bambino una gioia che non sapevo dire e per la prima volta in tutta quanta la nostra vita di gemelli Santo non capì quello che io avevo nel cuore.
Spesso, a ben guardare, spendiamo la vita per raggiungere una cima, e invece avevamo solamente bisogno di un valico. Un luogo dal quale poter ripartire, seguendo un sentiero per l'altrove. Dove il panorama si spande, la brezza rinfranca e una lieve discesa inizia insieme a una vita nuova di zecca.
★★★★★
🧅 cipolla
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Giovedì scorso ad Arco Francesco Vidotto ha presentato il suo romanzo "Onesto". È stata una serata "rock", ricca di aneddoti, citazioni profonde e qualche risata.
Se ve la siete persa, potete vederla qui sotto.
Quest'anno ho avuto poco tempo per assistere agli incontri di intermittenze. A differenza degli altri anni, a causa di impegni familiari e qualche imprevisto, sono riuscita a fare solo dei brevi "passaggi" al festival venerdì, sabato e domenica. Il livello, come sempre, è stato alto e il top, per me, è stata "Presto saprò chi sono. Una lezione sull’arte di raccontare storie attraverso la letteratura" di Nicola Lagioia. Un concetto mi è piaciuto davvero molto: "Si può amare la letteratura solo frequentandola (come le persone)".