Non fatevi ingannare dal titolo! La sonnambula, protagonista del romanzo di Bianca Pitzorno, non se ne va in giro di notte mentre dorme. In Sardegna si usa definire "sonnambula" la veggente.
Ofelia Rossi (nome di fantasia) è la protagonista del romanzo. L'autrice per crearla si è ispirata ad una donna realmente esistita in Sardegna e a cui Bianca Pitzorno ha voluto "regalare" un vita avventurosa nel suo romanzo. La scrittrice è partita da un ritaglio di giornale del 1894 in cui tale Elisa Morelli, "sonnambula" operante a Sassari, offriva i propri servigi al prezzo di 5 lire a consulto. Poi ci ha costruito intorno un'intera vita, arricchendola con eventi accaduti alla propria famiglia, ad amici o letti sui giornali dell'epoca. Ne esce la figura di una donna forte, capace di rendersi autonoma e in grado di mantenersi senza dovere dipendere da un marito o dalla famiglia. Ofelia in realtà è anche un pochino imbrogliona, perchè le doti che vanta non sono esattamente ciò che i suoi clienti si aspettano, ma è una donna intelligente, empatica e il suo pregio più grande è quello di saper ascoltare le persone e consigliarle. Ciò che in realtà ad Ofelia accade fin da bambina, raramente a dire il vero, è di svenire improvvisamente e inaspettatamente alla vigilia di eventi catastrofici, ma non ha capacità di prevedere il futuro "a comando" o di mettersi in contatto con i defunti.
Bianca Pitzorno intreccia nel suo romanzo, uscito a gennaio del 2026 ed entrato nella sestina dei candidati al premio Strega, amori contrastati, inganni e il desiderio di riscatto di una donna in un'epoca in cui il patriarcato la fa da padrone.
Ho molto apprezzato la sua scrittura vivace, ironica, il suo stile un po' sudamericano, tragicomico e le sue incursioni nel romanzo.
Le clienti della sonnambula erano ovviamente tutte signore, appartenevano cioè tutte al bel sesso e alla buona borghesia cittadina; infatti l'onorario richiesto di cinque lire a consultazione non era accessibile alle donnette dei vicoli, mogli di poveri zappatori, e neppure alle modestamente agiate consorti di impiegati o di commessi.
"Vuoi essere tu la padrona della tua storia? E allora sei tu che devi decidere."
★★★★☆
🍨 mousse alla fragola
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In questi giorni in Trentino si sta molto parlando dell'ex fabbrica SLOI per due motivi: l'anniversario della sua fine e gli scavi per il bypass ferroviario proprio nell'area di quella che era conosciuta come "la fabbrica dei veleni".
Il 14 luglio 1978 a causa di un temporale l'acqua entrò nel capannone dell'azienda, dove erano depositati circa 300 quintali di sodio, che a contatto con l'acqua si infiammarono. I Vigili del Fuoco di Trento spensero l'incidendio con tonnellate di cemento, come a Chernobyl molti anni dopo. Dallo stabilimento uscì una nube tossica. Tre giorni dopo la fabbrica fu definitivamente chiusa.
Negli anni, delle vicende della SLOI, ne hanno parlato giornalisti e scrittori. Tra loro l'autore romano, trentino d'adozione, Tommaso Giagni con il romanzo "La Fabbrica e i ciliegi", pubblicato nel 2025 e che si è recentissimamente aggiudicato il premio internazionale Mondello.
Il titolo si ispira ai ciliegi dei terreni vicini alla fabbrica, che all'epoca "impazzivano" a causa dell'inquinamento fiorendo fuori stagione.
De "La fabbrica e i ciliegi" mi aveva parlato positivamente qualche mese fa l'amico Diego, che da qualche anno si sta cimentando nell'impresa di leggere l'intera raccolta della biblioteca di Rovereto di romanzi scritti da autori trentini o ambientati in Trentino.
Il protagonista vive a Roma e, alla morte della madre, scopre che il padre non è davvero morto di leucemia, ma è stato fra le vittime della SLOI. Decide allora di tornare a Trento, dove è nato, per ritrovare le proprie "origini". Qui incontra Marilù e Loris, lei meridionale, lui originario di una valle trentina. Le loro vite si intrecceranno e tutte le loro debolezze verranno a galla.
In realtà quando ho iniziato a leggere questo romanzo mi aspettavo molta meno "finzione" e molta più "vita vera" alla SLOI, ma l'ho apprezzato comunque molto. Mi ha fatto conoscere in profondità le vicende, i dolori e le sofferenze di chi ci lavorava, di chi ha rischiato o addirittura ha perso la vita in cambio di un salario che sfamasse la famiglia. E alla fine poco importa il vero nome di chi, lì dentro, ha perso la vita. L'importante è non dimenticare e fare tesoro di quello che la SLOI, "piccola Seveso" del Trentino, ci ha insegnato. Nel 1987 Gro Harlem Brundtland definì il concetto di sviluppo sostenibile come uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.
"Intanto, tuo padre aveva preso il piombo. Aveva il saturnismo, insomma, e mica era l'unico. Un giorno mi accompagnò in città perchè dovevo comprare il televisore, due donne guardarono Vigilio e sottovoce dissero: l'è un della sloi..."
★★★★☆
🥃 amaro digestivo
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Prendetevi un pomeriggio e leggetelo! Ne vale davvero la pena. Non è un romanzo, ma la narrazione del processo di primo grado ad Alberto Stasi, scritta dal giudice Stefano Vitelli che lo assolse nel 2009.
In questo periodo non si sente parlare d'altro che di Stasi, Sempio e del delitto di Garlasco. Tuttavia, gli elementi a carico di Alberto Stasi — fidanzato di Chiara Poggi, allora indagato e oggi condannato in via definitiva — non sono cambiati e, a detta del giudice Vitelli, non erano sufficienti per una condanna oltre ogni ragionevole dubbio.
Io sono d'accordo, lo sono sempre stata.Ad ogni modo, che siate colpevolisti o innocentisti, leggere ciò che è accaduto — dalla telefonata al 118 alle analisi informatiche compromesse, dalle macchie di sangue fino alle nuove perizie — è un ottimo punto di partenza per farsi un'idea propria, lontano dalle influenze e dal gossip di social, web e TV.
"Garlasco" e "conclusioni" sono due parole che paiono fra loro in insanabile antinomia.
★★★★☆
🍞 pane
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Qualche mese fa è uscito l'ultimo romanzo con protagonista Rocco Schiavone.
Siamo in periodo prenatalizio, le vie di Aosta sono invase da cantori, luci e suoni. Aleggia in città un'atmosfera festosa, ma il vicequestore è più scontroso e antipatico del solito e la sua insofferenza ha contagiato anche Antonio e Baldi. Marina non si fa più sentire. Sandra e Caterina sono ancora nei suoi pensieri, ma Rocco non si fa comunque mancare qualche avventura di poco conto.
Forse per la prima volta in carriera Schiavone si fa mettere nel sacco da una banda di rapinatori, ma la "rottura del decimo livello" arriva con il ritrovamento di un cadavere in un laghetto di montagna. L'indagine è complessa, ma il finale lascia aperta la porta per future nuove avventure. Il futuro per Rocco? Un'altra scocciatura del decimo livello!
"Io non lo so se a te è mai capitato quell'amore lì, totale, egoista e invadente. Ecco perché sono stato fortunato. E sfortunato, perchè l'ho persa. Forse sì, sono sposato con il dolore perchè è quello che mi è rimasto."
★★★★☆
🍾 spumante
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Pochi giorni fa è uscita una raccolta di nove racconti inediti che hanno come obbiettivo quello di farci conoscere meglio Schiavone: l'infanzia, l'amicizia con Brizio, Furio e Sebastiano, l'incontro con Marina, le prime indagini, i colleghi, Roma ed Aosta. Il titolo "I tramezzini di Rocco Schiavone" è un omaggio ad Andrea Camilleri e al suo "Gli arancini di Montalbano".
Non so davvero come io abbia potuto, fino a pochi giorni fa, "perdermi" la lettura de "La bisettrice dell'anima" di Loreta Failoni.
Si tratta del romanzo d'esordio dell'autrice trentina — per anni insegnante di matematica — pubblicato per la prima volta dal Gruppo Albatros nel 2009, vincitore del “Premio Terzani per le culture di pace” e ripubblicato nel 2023 da Edizioni del Faro.
Mi è stato segnalato con entusiasmo da alcuni amici lettori e ho voluto subito colmare la lacuna.
Loreta Failoni non mi ha affatto delusa; anzi, è stata una scoperta estremamente positiva. La struttura del romanzo è molto originale: nel racconto coesistono la storia personale di Anne, nipote di un matematico ebreo vittima del nazismo, quella di Alma (l'amica del cuore di origine trentina), gli eventi bellici, il secondo dopoguerra a Parigi e la matematica, vera co-protagonista del racconto.
Anne è una giovane e bella ragazza che vive a Parigi con i nonni materni. Ebrea solo per metà, è stata cresciuta da loro dopo la perdita prematura dei genitori in un incidente. Il nonno, stimato professore di matematica noto anche a livello internazionale, sceglie di non fuggire all'estero per non scombussolare la vita della nipote; purtroppo, i nonni vengono catturati dai nazisti e internati in un campo di concentramento. Non faranno più ritorno, lasciando Anne sola ad affrontare la maternità.
Ogni capitolo è dedicato a un matematico. Tra le pagine si intrecciano aneddoti, curiosità e i teoremi dei grandi del passato: Talete, Euclide, Pitagora, Fibonacci, Einstein, Turing, Archimede e molti altri.
Oltre all'eredità materiale, il nonno affida ad Anne il compito di risolvere cinque indovinelli legati al filosofo e matematico Al-Khayyam. La ragazza ci riuscirà grazie alle proprie doti logiche, agli insegnamenti ricevuti dal nonno e all'aiuto di Benoit Mandelbrot, un giovane studente che Anne incontra in biblioteca (personaggio che, nella realtà, diventerà il fondatore della geometria frattale). Non fatevi spaventare! Non c'è assolutamente nulla di difficile nella comprensione del romanzo. L'autrice ha messo in campo le sue doti divulgative. Negli anni d'insegnamento ha pubblicato diversi manuali didattici per Mondadori.
"La bisettrice dell'anima" affronta temi come la condizione femminile, la maternità e la solidarietà tra donne ed è un vero elogio alla logica che può aiutarci a superare i momenti più difficili della nostra vita e a non lasciarci andare.
"Ecco la mia bisettrice. Hai avuto origine dal mio vertice. Sarai per sempre parte di me. La bisettrice della mia anima."
★★★★☆
🍷 vino rosso
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"Cuore l'innamorato" è l'ultimo romanzo di Lily King. Dopo averlo letto ho scoperto essere contemporaneamente un prequel e un sequel del precedente romanzo dell'autrice "Scrittori e amanti".
Il racconto inizia narrando le vicende di tre giovani studenti. Non si tratta di un vero e proprio triangolo amoroso, piuttosto di un'amicizia tra una ragazza e due ragazzi della stessa università che si innamoreranno entrambi di lei e vivranno con lei due storie d'amore molto diverse.
Il romanzo si svolge in due periodi temporali: il primo ai tempi dell'Università, il secondo una ventina di anni dopo; i ragazzi sono diventati adulti e conducono vite, per certi aspetti, molto diverse da quando erano giovani.
Nei venti anni di "salto temporale" si svolgono invece le vicende narrate nel romanzo precedente - che mi assicurano non essere però necessario avere letto.
Il romanzo nella prima parte è leggero e lento nell'evoluzione, al contrario la seconda parte è emotivamente molto impegnativa e il susseguirsi degli eventi è molto più rapido.
"Cuore l'innamorato" è scritto bene ed è commovente nella parte finale. Io mi sono fatta molto coinvolgere. Tuttavia, a qualche mese di distanza dalla lettura, mi sento di esprimere un giudizio positivo sì, ma mi sento anche di aggiungere che non è un romanzo che rileggerei, come mi è capitato invece di fare con alcuni capolavori della letteratura.
"Tu hai i tuoi rimpianti e io ho i miei. Rimango seduta per un po' sui gradini del portico e penso ai tranelli della vita, quelli che riconosciamo e quelli che no."
★★★☆☆
🍞 panescopri come valuto i libri
Sospendete l'incredulità e leggete i ventuno racconti di Fiorella Malchiodi Albedi!
Non sono un'amante dei racconti, preferisco i romanzi, tranne qualche eccezione: Buzzati, Carver, Calvino, Murakami, ma Fiorella Malchiodi Albedi mi ha davvero stupita. Di lei avevo già letto il primo romanzo "Il nome scomparso" (omaggio all'amato Dino Buzzati) e mi era piaciuto, ma i suoi racconti sono sicuramente di livello superiore: scritti benissimo, avvincenti, originali, alcuni molto tristi, altri più leggeri e divertenti, altri onirici, surreali - a me è venuto in mente il teatro dell'assurdo - tutti introspettivi.
Protagonisti una Donna Perfetta, ricordi fittizi, un ascensore sparito, rumori, silenzi, suoni, odori, speranze, arrendevolezze, dettagli e una voragine in cui seppellire le ossessioni.
Il racconto evidentemente è la forma di scrittura a lei più congeniale e lo conferma la sua numerosa produzione che purtroppo io ho scoperto solo ora. Vedrò di rimediare recuperando i suoi precedenti scritti.
"Questa parte e l'altra" è stato pubblicato recentemente (a novembre del 2025).
L'autrice di professione è anatomopatologa e questo mi fa sorgere una domanda: quale filo lega la medicina alla scrittura? Se è vero che i medici notoriamente hanno una grafia illeggibile, è altrettanto vero che la qualità di quanto scrivono è di altissimo livello. Ricordo: Cechov, Bulgakov, Conan Doyle, Cronin, gli italiani Vitali, Cassar Scalia e Gabriele Bronzetti, di cui ho letto un'affascinante raccolta di racconti dedicata alle patologie cardiache (di cui vi parlerò in un futuro post). Esiste perfino una Associazione Medici Scrittori Italiani.
🐣 uovo di Pasqua
★★★★★
"Noi siamo tutte le persone che abbiamo amato"
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Pubblicato pochi mesi fa, "Mandorla Amara" è il decimo romanzo giallo con protagonista la vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina. Non è necessario aver letto i precedenti episodi per godersi il racconto. Si tratta di un episodio autoconclusivo. Tuttavia, per cogliere meglio l'evoluzione dei personaggi, l'ideale sarebbe proprio quello di leggerli tutti in ordine cronologico di pubblicazione, tranne "Il re del gelato" che è un prequel. Io li ho letti tutti, anche se mi sono resa conto di non aver recensito la totalità degli episodi, alcuni perchè letti prima della nascita del blog, altri semplicemente non recensiti. Pertanto oggi, dopo avervi parlato dell'ultimo uscito, vi farò una breve sintesi dei precedenti.
In un caldissimo luglio siciliano, Vanina si trova ad affrontare un insolito delitto: su un lussuoso yacht vengono ritrovati sette cadaveri. La prima ipotesi, confermata poi dalle indagini, è quella di morte per avvelenamento. Ad uccidere in pochi minuti la piccola comitiva è stata una dose di cianuro disciolta nel latte di mandorla.
La vicequestore è costretta a rientrare a Catania da Palermo, dove stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza. L'obbligato rientro però non infastidisce più di tanto Vanina che coglie al volo il pretesto per potersi allontanare dai problemi personali e sentimentali che non riesce proprio a sbrogliare e che la costringono a vivere a singhiozzo la storia d'amore con Paolo Malfitano, magistrato dell'antimafia sopravvissuto ad un attentato solo grazie al suo provvidenziale intervento. Le indagini la porteranno sulle isole Eolie assieme a parte della sua squadra e non sarà facile arrivare alla soluzione del caso. L'intera squadra sarà impegnata: Spanò - ispettore capo e braccio destro di Vanina, Lo Faro - giovane agente, Bonazzoli - ispettrice di origini bresciane, motociclista e vegana, fidanzata con Tito Macchia, il grande capo, Nunnari - sovrintendente sempre in tuta mimetica. Non manca l'aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè. E ovviamente ci sono anche l'amica avvocata Giuly, il medico legale Adriano, Bettina - proprietaria della casa in cui vive Vanina e "soccorritrice alimentare" della vicequestore. Il pediatra Manfredi Monterreale in questo episodio fa solo una brevissima apparizione. Vi confesso che il continuo "tiramolla" di Vanina e Paolo mi sta portando a fare il tifo per Manfredi, innamorato della Guarrasi fin dal loro primo incontro.
Vanina mi piace, la sua squadra pure, come scrive la Cassar Scalia anche. Se volete passarvi qualche ora di spensieratezza, "Mandorla amara" è il libro giusto.
Vanina chiuse il telefono assai più distesa rispetto a quando aveva risposto. Non vedeva l'ora di tornarsene nell'isola felice della sua vita catanese, di rivedere Adriano e di buttarsi "con tutte le scarpe" nel caso complicato che si profilava all'orizzonte. Era quello che le serviva, dopo giorni di momentaneo ritorno alle indaginisulla criminalità organizzata.
★★★★☆
🍨 mousse alla fragola
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E' in onda in questi giorni la seconda stagione della serie tv "Vanina" che pur non essendo rispettosa al cento per cento di quanto narrato nei libri, è molto godibile. Per quanto riguarda gli aspetti "gialli" è in linea, diverge un po' invece riguardo alle vicende personali dei protagonisti e un pochino anche sulle descrizioni fisiche: Vanina, interpretata da Giusy Buscemi, troppo giovane e filiforme rispetto alla Guarrasi del libro e la Bonazzoli mora anziché bionda. Anche Patanè si discosta molto da come me lo ero immaginato io.
Ed infine, come promesso, breve panoramica degli episodi precedenti:
In "Sabbia nera" (2018) Vanina si trova ad affrontare un caso del passato: un corpo mummificato scoperto in una villa abbandonata la costringe a scavare tra i vecchi segreti della città di Catania.
In "La logica della lampara" (2019) il dottor Manfredi Monterreale e Sante Tammaro, giornalista, vedono dal mare sulla costa un uomo che trascina a fatica una grossa valigia e la getta fra gli scogli. Vanina Guarrasi riceve una chiamata anonima nella quale una donna riferisce di aver assistito all'uccisione di una ragazza avvenuta quella notte in un villino sul mare. Due fatti legati che danno il via all'indagine.
In "La salita dei saponari" (2020) Vanina è alle prese con una doppia indagine: un uomo assassinato all’aeroporto di Catania e un cadavere ritrovato in un pozzo di un hotel.
In "L’uomo del porto" (2021) nella grotta di un fiume sotterraneo, usata come saletta da un locale molto noto, viene ritrovato il cadavere di un uomo: Vincenzo La Barbera, professore di filosofia presso il liceo classico, uomo solitario che usava come casa una vecchia barca a vela ormeggiata nel porto ed era amatissimo dagli studenti. La soluzione del caso viene da passato.
In "Il talento del cappellano" (2021) Vanina lavora su un duplice omicidio: un prete ed una dottoressa apparentemente non legati tra loro, ma ritrovati nello stesso luogo assassinati.
In "La carrozza della Santa" (2022) Vanina si trova ad indagare sul ritrovamento di un uomo nell'androne del Municipio dentro una delle Carrozze del Senato. Nel frattempo, a Palermo, sembra che la cattura dell'assassino di suo padre sia vicina.
"Il re del gelato" (2023) è il prequel della serie, l’indagine che precede i fatti raccontati in Sabbia nera. Vanina è appena arrivata a Catania e inizia a conoscere e farsi conoscere dalla squadra. Dovrà risolvere il caso che riguarda l'omicidio di un gelataio.
In "La banda dei carusi" (2023) Vanina indaga sull'omicidio di un ragazzo che lei stessa aveva conosciuto in passato nel corso di un'indagine.
In "Il castagno dei cento cavalli" (2024), Vanina affronta un delitto legato a un antico albero e a un mistero secolare. Ai piedi del Castagno dei cento cavalli, un albero secolare che cresce sulle pendici dell’Etna, due guardie forestali ritrovano il corpo di una donna - la Boscaiola - brutalmente assassinata.
Sergio Paoli, scrittore trentino, ha recentemente pubblicato il racconto "Panarottamata" che narra i giovedì pomeriggio trascorsi sulle piste della Panarotta negli anni Settanta. Quelli erano anni in cui la neve non mancava e i ragazzini della Valsugana avevano la possibilità di trascorrere alcune ore con gli sci ai piedi e apprendere "l'arte di sciare".
Come Pluto nel corto Disney, i piccoli valsuganotti affrontavano goffamente, ma con tanta volontà e divertimento, le prime discese. E l'autore ci invita a guardare il cartoon per immergerci ancor più nell'atmosfera di quei pomeriggi.
I ragazzi partivano da Pergine o da Borgo diretti sulla Panarotta con addosso un abbigliamento non propriamente "tecnico" ed ai piedi un paio di "asoti". Già il viaggio in corriera per raggiungere la meta era un'avventura.
Il racconto - di 35 pagine - integra quelli de "L'ora del Baco" evocando ricordi "non digitali". Nel suo romanzo distopico e autobiografico c'è infatti un bellissimo racconto riferito alla prima nevicata ed alle folli discese in slittino.
Il titolo Panarottamata è un gioco di parole che allude agli anni in cui gli impianti sono stati chiusi e la Panarotta "rottamata" e allo stesso tempo allude ad una Panarotta "amata".
A me la scrittura di Sergio Paoli piace molto, perchè il suo stile è un misto di ironia e sentimento. Leggi, ricordi o immagini, sorridi e poi quando hai terminato la lettura ti pervade una sorta di nostalgia per situazioni che non rivivrai più o che rimpiangi di non aver vissuto. Chissà se i nostri figli avranno in futuro ricordi "non digitali" che riaffioreranno anni dopo...
Chiudo con una citazione di Giacomo Leopardi che Sergio Paoli fa in apertura: "I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli adulti il nulla nel tutto."
★★★★☆
🍨 mousse alla fragola
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Oggi vi voglio consigliare un libro per bambini da infilare nella calza della Befana insieme a qualche dolcetto. Si tratta del racconto in rima "La mela Pamela", scritto ed illustrato da Lucia Brunialti, bibliotecaria della Valle di Ledro, laureata in Graphic Design e Multimedia e master in biblioteconomia e catalogazione digitale dei beni archivistici e librari.
Protagonista è una mela diversa. Le altre mele la prendono in giro e lei si isola, finché un giorno tutto cambia.
"La mela Pamela" è un libriccino illustrato di 40 pagine, edito da BABIDI-BÚ, adatto ai bambini dai quattro anni in su.
Affronta con delicatezza il tema del bullismo.
Non si tratta della prima opera di Lucia Brunialti ed anche nei suoi precedenti lavori l'autrice ha affrontato temi delicati: in "10 pomodorini al giorno", romanzo autobiografico, i disturbi alimentari e nell'antologia "Stop violenza" ha scritto un racconto riguardante lo stalking.
Chi ama i romanzi di Francesco Vidotto - io ho letto Siro, Oceano e Onesto - e desidera saperne di più sull'autore, non ha da fare altro che leggere la sua autobiografia "A ciascuno il proprio Dio" e scoprire così che si può diventare uno scrittore amato ed apprezzato - rock direbbe lui - anche partendo da insuccessi scolastici e porte chiuse in faccia dagli editori. Resistere e non arrendersi sono determinanti per perseguire il proprio obiettivo. Soprattutto “Fai ciò che sei” - come dice sempre Vidotto - è la chiave della felicità.
"Capire chi sei, non è cosa da poco. C’è il rischio di non scoprirlo mai. Di vivere la vita di qualcun altro. Di mentire a sé stessi. Per quel che mi riguarda ci ho messo quarant’anni. Avevo una confusione in testa che non saprei dire. Intuivo la mia inclinazione naturale ma avevo paura di seguirla. Temevo di fallire. Di ferire la mia famiglia. Poi finalmente ho deciso di lasciarmi andare ed ho iniziato a vivere. Per oltre vent’anni sono stato direttore generale di un gruppo industriale tra i più importanti. Viaggiavo in elicottero, mangiavo nei migliori ristoranti eppure mi sentivo povero. E lo ero! Ero povero di tempo e il tempo è l’unica ricchezza che non potevo risparmiare. Una volta speso, è andato per sempre. Allora sono ritornato in montagna, tra le Dolomiti, nella mia terra d’origine dove le giornate filano al ritmo delle stagioni."
★★★★☆
🍷 vino rosso
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Ho letto Siro di Francesco Vidotto dopo Onesto e Oceano, quindi in ordine inverso rispetto a quello cronologico della pubblicazione dei romanzi. Ho sentito l'esigenza di colmare la lacuna completando quella che ritengo sia una sorta di trilogia cadorina. Si tratta di un romanzo bello e poetico, come Onesto e Oceano, ma sicuramente più acerbo dei successivi. L'ambientazione è la stessa: il Cadore. Anche il protagonista, Siro, ha la stessa estrazione sociale di Oceano e Onesto. E' un pastore, povero. Vive ai piedi delle Dolomiti in una famiglia numerosa. Sogna di andare a scuola, impara a leggere da solo e trova nella lettura consolazione per la misera vita che il padre, non solo la povertà, lo costringe a fare. Si innamora di Vera. Il suo sarà un amore ricambiato, ma duramente ostacolato.
I romanzi di Francesco Vidotto mi sorprendono sempre per la profondità dei sentimenti narrati. Ho avuto il piacere di conoscerlo e di affiancarlo nella presentazione di Onesto e ho così potuto apprezzare la sua simpatia, la spigliatezza e l'allegria che trasmette quando racconta "il dietro le quinte" dei suoi romanzi.
Se non avete mai letto nulla di suo, vi consiglio di farlo seguendo l'ordine cronologico.
"Ci sono racconti che forse dovrebbero rimanere sepolti nella terra e dimenticati. Io, in questa storia ci sono inciampato per caso e ho deciso di raccontarla"
★★★★☆
🍞 pane
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Può capitare di chiamarsi Oceano e non aver mai visto il mare. Questa è la storia di un neonato abbandonato nella ruota degli esposti con in tasca un biglietto con scritto il suo nome. Il bambino viene adottato da una famiglia nel Cadore, vive tutta la sua vita in montagna e quando raggiunge l'età di quasi cento anni e si accorge di iniziare a perdere la memoria, chiede a Francesco Vidotto di mettere su carta i suoi ricordi affinchè non vadano persi.
"Oceano" è il romanzo che ha fatto conoscere Francesco Vidotto e lo ha fatto diventare un long seller grazie al passaparola dei lettori.
Povertà estrema, duro lavoro, alte montagne e puro amore sono gli ingredienti di questo appassionante romanzo.
“Italia, oggi manchi come la neve all’inverno”
★★★★☆
🧅 cipolla
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"Onesto" di Francesco Vidotto è un romanzo di estrema profondità e bellezza. Narra le vicende di due gemelli, separati poco dopo la nascita e riuniti cinque anni dopo. Santo ed Onesto sono molto legati, si vogliono bene e finiscono per innamorarsi della stessa ragazza. Onesto fa un passo indietro per la felicità del fratello, ma non smetterà mai di amare, in silenzio, Celeste. Si succedono poi eventi dolorosi, violenze, la guerra, la povertà. E Onesto decide di mettere su carta i suoi ricordi scrivendo delle lettere alle montagne che sovrastano Tai di Cadore. È grazie a queste lettere, respinte al mittente, e a Guido Contin detto "Cognac" che l'autore viene a conoscenza dei fatti accaduti.
Io ho avuto la fortuna di incontrare e intervistare l'autore il mese scorso presso la biblioteca di Arco. Francesco Vidotto sa stare sul palco come un attore. Incanta la platea con il racconto della sua rocambolesca vita e con gli aneddoti su Tai di Cadore, luogo in cui vive e dove sono ambientati i suoi romanzi più belli. Anche "Siro" ed "Oceano" narrano vicende, realmente accadute in quei luoghi, e romanzate dall'autore in una sorta di trilogia cadorina.
Francesco Vidotto è un vulcano di simpatia che scrive romanzi d'amore degni di Gabriel Garcia Marquez.
Non lo sapevo l'amore cos'era eppure, in quell'istante, lo intuii: è quando il cuore batte, ma senza bisogno di correre.
Sentivo nel mio stomaco di bambino una gioia che non sapevo dire e per la prima volta in tutta quanta la nostra vita di gemelli Santo non capì quello che io avevo nel cuore.
Spesso, a ben guardare, spendiamo la vita per raggiungere una cima, e invece avevamo solamente bisogno di un valico. Un luogo dal quale poter ripartire, seguendo un sentiero per l'altrove. Dove il panorama si spande, la brezza rinfranca e una lieve discesa inizia insieme a una vita nuova di zecca.
★★★★★
🧅 cipolla
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Quanto può essere difficile parlare della morte di un genitore? E quanto può essere terapeutico farlo? Mettere su carta i propri sentimenti, le proprie paure, i dubbi, ripercorrere con il pensiero ciò che è stato e non potrà più essere, guardare gli eventi da un altro punto di vista?
"Ricucendo con te" è il romanzo d'esordio di Valentina Barbiero, "liberamente tratto" dalla vita dell'autrice e della madre. Valentina di professione è assistente sociale. È a contatto con il dolore ogni giorno. La scrittura e il cucito sono per lei momenti di evasione.
Il romanzo parla di un dolore enorme: la perdita "violenta" della madre. La narrazione avviene in prima persona. Viviana è l'io narrante. Con la madre ha avuto un rapporto conflittuale. Si è sempre, inspiegabilmente, sentita rifiutata, non apprezzata. Dopo la sua morte, Viviana sente il bisogno di scavare nel passato per capire chi era veramente la madre, quale era la causa del suo profondo malessere.
Valentina mi ha detto che questo romanzo lo ha scritto per sé stessa, per chiudere un capitolo doloroso della sua vita, ma lo ha fatto anche "per tutti quei figli che non si sentono pensati, perché possano sbrigliarsi da legami familiari malati e riescano a costruire la propria identità credendo in loro stessi e nei loro sogni."
Vi confesso che quando ho letto le ultime pagine del romanzo e la postfazione dell'autrice mi sono emozionata ed ho pianto molto.
Anche nella mia vita c'è stato un evento drammatico e traumatico simile a quello vissuto da Viviana, un evento che ha riguardato una persona a me molto vicina.
Leggere questo memoir intimo e profondo, come è stato leggere "Fai bei sogni" di Massimo Gramellini, mi è servito a comprendere il gesto, a capire che chi rinuncia alla vita non lo fa perché chi gli è vicino non è "abbastanza", ma lo fa perché non riesce più a tollerare la profonda sofferenza che lo divora.
"Mia madre era stata ad un passo da realizzare tanti dei suoi sogni e poi non c'era riuscita. Non ha avuto la grinta necessaria per combattere per loro e si è lasciata travolgere dal malessere di sua madre e dalle imposizioni sociali di quegli anni."
"Mi sentivo salire le lacrime agli occhi pensando che, se mia madre mi avesse raccontato un po' della sua storia, forse avrei capito tante cose sostenendola, invece che darle addosso. Non potrò mai sapere perché non si sia fidata di me."
★★★☆☆
🍷 vino rosso
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"Elogio dell'ignoranza e dell'errore" è l'ultima fatica letteraria di Gianrico Carofiglio. Non mi permetterei mai di contestare le sue abilità letterarie e filosofiche. Ha creato dei personaggi interessantissimi ed affascinanti nei suoi romanzi "seriali": l'avvocato Guerrieri, il maresciallo Fenoglio e l'ex pubblico ministero Penelope Spada. Ha filosofato in numerosi suoi saggi. Ho letto tutte, o quasi, le sue opere ed è per questo che mi sento di dire che in questo libriccino di meno di cento pagine, Carofiglio ci evidenzia gli aspetti positivi dell'ignoranza e dello sbaglio, ma che tali concetti l'autore li ha già spiegati più volte in altri suoi scritti. Indubbiamente scorrevole, interessante e introspettivo, ma può risultare ripetitivo per chi già conosce i suoi scritti. Se siete dei fan di Carofiglio, potreste quindi restare delusi; al contrario, se non lo conoscete, godrete di un piccolo antipasto delle sue abilità.
Un pregio di questo scritto, che vale per tutti, è quello di sentirsi, al termine della lettura, un po' sollevati, con meno sensi di colpa per gli errori commessi.
L'educazione ricevuta da molti di noi si basa sulla condanna dell'errore e dell'ignoranza. E' sicuramente corretto cercare di evitare di sbagliare e colmare le proprie lacune, ma dobbiamo arrenderci davanti all'evidenza: impossibile non fallire mai, impossibile avere conoscenza di tutto. Ma lo sapete quante scoperte, quante vite cambiate (in positivo) sono frutto proprio di un errore? Carofiglio ne cita alcune. Lui stesso, deluso per un concorso andato male, ha chiuso la sua carriera di magistrato e si è dato alla scrittura ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti...
"Fallire" è un termine che ha un valore talmente screditante che perfino la legge ha eliminato questa definizione per gli imprenditori. Ora le imprese non "falliscono" più, vengono "liquidate giudizialmente" e la ratio nel sopprimere questo termine è stata proprio quella di voler evitare la "marchiatura a vita" dell'imprenditore.
"Spesso siamo terrorizzati dai nostri errori e dal fatto che gli altri possano accorgersene e giudicarci in modo negativo. Invece gli errori, più di tutto, rendono gli uomini amabili, scriveva Goethe. [...] Il primo significato della frase, quello più ovvio, è che gli errori ci umanizzano agli occhi degli altri esattamente come pretendere di avere sempre ragione ci rende piuttosto odiosi. Ma forse il significato più profondo è che gli errori ci rendono amabili con noi stessi. Accettare l'idea che sbagliare non è una catastrofe ma un passaggio fondamentale dell'evoluzione. Una forma di armistizio con noi stessi.
Un modo per diventare persone migliori."
★★★☆☆
🍷 vino rosso
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"Alma" di Federica Manzon è un romanzo meraviglioso. Ho ricevuto il libro in regalo per il mio compleanno E' stata una vera sorpresa per me. Di lei non avevo mai letto nulla. Federica Manzon con "Alma" ha vinto il Premio Campiello 2024. Meritatissimo direi.
Che storia racconta "Alma"? E chi è la protagonista?
Alma è un'anima inquieta, una bambina e poi una donna, figlia unica di una strana coppia. Cresce in una famiglia disfunzionale: mamma triestina, nonni "simpatizzanti" austro-ungarici, di famiglia benestante, padre slavo e misterioso che appare e scompare in continuazione.
Federica Manzon parla di Trieste, dell'isola di Brioni e di Roma, ma non lo fa mai esplicitamente. Nel romanzo sono: la città di confine, l'isola e la capitale. Ma le descrive in modo così dettagliato che è impossibile non riconoscerle: le rovine romane e lo zoo di Tito - occhi di vipera - sull'isola di Brioni, i Caffè San Marco, Torinese e degli specchi e i negozi di jeans, la casa dei matti e il grande parco dell'ospedale psichiatrico di Trieste, il cimitero austro-ungarico, la casa sul carso e la "Bora".
Abitando a Trieste, Alma bambina vive gli anni di Tito grazie ai frequenti viaggi al di là del confine e al passaporto slavo.
Alma oramai diventata una giovane donna vive la guerra dei Balcani dei primi anni Novanta, di qua e di là del confine, inseguendo e scappando da Vili, entrato nella sua vita da ragazzino e capace di suscitare in lei sentimenti contrastanti.
Da Trieste fugge, ma è costretta a tornarci molti anni dopo, ormai adulta, a causa di un'eredità e lì, giocoforza reincontra Vili.
"Alma" è molto di più di un romanzo d'amore. E' un romanzo storico che sprona a ricordare i tempi della ex Jugoslavia, di Tito e per chi è troppo giovane per poter ricordare è uno stimolo ad approfondire le poche nozioni ricevute a scuola.
Io che non sono stata mai un'appassionata di storia, grazie a questo tipo di romanzi imparo molto, approfondisco e ricordo. Anche dai viaggi imparo molto. A Trieste e a Brioni sono stata alcuni anni fa. Ho visitato il museo di Tito sull'isola e quando l'autrice descrive Alma ragazzina che nuota tra le rovine romane o gli animali dello zoo, mi sono immedesimata, ho riconosciuto i luoghi, i profumi. Anche Trieste mi è rimasta nel cuore. La trovo una città bellissima, elegante e multietnica.
"La geografia ha sempre la meglio sulla storia"
"Lei non saprebbe dire dove sta la sua appartenenza, neanche la sua città lo sa: si è pensata sempre parte di una nazione che non era la sua, immaginava l'Austria, sognava il regno degli slavi, e perfino la nazione garibaldina, ma poi è rimasta estranea a tutto e soprattutto a se stessa."
★★★★★
🐣 uovo di Pasqua
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Che cosa mi ha attirato di questo libro? Il titolo. Si è trattato di una sorta di "deformazione professionale". Chi di voi mi conosce personalmente sa già che io mi occupo di stato civile, cioè registro nati, morti e matrimoni nel Comune in cui lavoro. E nella mia carriera lavorativa mi è capitato di registrare alcune nascite di figli di donna che non consente di essere nominata. La legge italiana permette infatti alle donne di partorire nell'anonimato e lasciare il bambino in ospedale, affinchè sia dato in adozione. La ratio di tale norma è quella di consentire un parto in sicurezza e quindi tutelare la salute della madre e anche del bambino, evitare che la donna abortisca (se non lo desidera o non è possibile legalmente) tutelando la propria persona e dare al più presto una famiglia a questi bambini. Quando ho dovuto affrontare questi casi, ammetto che, da madre, ho faticato molto a capire le ragioni che hanno portato queste donne all'abbandono e non ho molto riflettuto invece su quali sarebbero state le conseguenze per i bimbi. Ciò forse è dipeso dal fatto che questi bambini sono stati affidati prestissimo ad una famiglia adottiva e li ho pensati accuditi, amati e al sicuro, sicuramente più che se allevati da madri probabilmente in gravi difficoltà personali, familiari, economiche.
Leggendo il romanzo autobiografico di Emanuela Bizzotto, quarantottenne trentina e tre volte mamma, ho potuto conoscere anche la versione del figlio abbandonato e soprattutto scoprire che questi bambini si portano dentro quasi sempre una irrefrenabile voglia di sapere, di scoprire le motivazioni che ci sono dietro al loro abbandono e quali sono le loro vere radici biologiche.
Emanuela Bizzotto ci racconta tutta la sua vita, dall'infanzia fino ad oggi, da quando i suoi genitori adottivi l'hanno portata a casa, a Telve, dall'istituto a cui era stata affidata - aveva 4 mesi - al lungo percorso intrapreso per cercare la madre biologica. Lo fa narrando le sue vicende personali con passione, con un linguaggio semplice ed efficace, in modo emozionante. Le parole scorrono veloci, il racconto si fa avvincente. Non si nasconde, ci confida il dolore subito, le fragilità superate, i dubbi che l'hanno assalita - alcuni ancora faticano a dissolversi.
Emanuela riesce a trovare Luisa, la sua mamma biologica, nel 2019. La ricerca era iniziata però molti anni prima e ha subito diverse fasi di arresto. Dovete infatti sapere che le copie degli atti di nascita degli adottati non sono rilasciabili da parte dell'ufficiale dello stato civile. Ciò può avvenire solo a seguito di una autorizzazione del Tribunale dei minori ed in determinate situazioni previste dalla legge. Tuttavia, se la madre al momento della nascita aveva scelto di partorire in anonimato (e quindi non nel caso di bambini riconosciuti e successivamente abbandonati o tolti ai genitori naturali), riuscire a scoprire le proprie origini diventa molto più complesso e ciò è possibile solo dal 2013, a seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale. Molto spesso però nemmeno i Tribunali riescono a rintracciare la madre e se ci riescono, lei ha comunque il diritto a rimanere anonima. Deve essere contattata dal Tribunale, generalmente attraverso i servizi sociali ed in modo molto discreto, ed è lei a decidere se togliere l'anonimato.
Non vorrei che leggendo la mia recensione vi foste fatti un'idea sbagliata su questo libro. Non si tratta di un saggio sull'adozione o di un trattato sul giusto percorso giuridico da intraprendere per trovare le proprie radici biologiche, ma di una sorta di "diario ex post", un resoconto profondo e pieno di sentimenti, sulle tappe della vita di Emanuela, segnata dal "marchio dell'abbandono". Vi affezionerete alla Emanuela bambina, ai suoi genitori adottivi, farete il tifo per lei quando cercherà la sua mamma biologica, vi emozionerete quando alla fine la troverà e scoprirà di avere altri parenti stretti che piano piano sta conoscendo e stanno entrando nella sua vita.
Vi chiederete come mai Emanuela abbia condiviso "i panni sporchi" della sua famiglia con il vasto pubblico dei lettori. Lo ha fatto, perchè è una persona molto empatica ed estroversa, ma soprattutto con la speranza che la sua testimonianza possa essere d'aiuto alle famiglie adottive nella comprensione dei sentimenti, delle inquietudini e delle paure che provano i loro figli.
"Sono nata a Trento verso mezzogiorno dopo un travaglio durato un tempo accettabile, sono nata da donna che non consente di essere nominata, questa è la dicitura usata da sempre dai tribunali italiani nel caso la madre biologica non riconosca il proprio figlio. Per la donna che mi ha messo al mondo, finito il dolore del parto, è iniziato un dolore molto più grande che non termina con la conclusione delle doglie, ma si protrae per un tempo indefinito."
"Come nacqui, l'ostetrica mi portò al nido dell'ospedale, non ebbi nessun seno caldo, nessuna coccola, nessuna carezza da questa madre biologica, anche volendo non avrebbe potuto perchè ormai aveva già firmato la rinuncia a me."
★★★★☆
🧅 cipolla
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In questo episodio Schiavone si trova alle prese con un omicidio molto particolare: un ciclista è stato investito. Si tratta di un ricco cinquantenne che vive da poco ad Aosta. Il suo passato é misterioso e incomprensibile è il suo stile di vita. Rocco lo descrive come "una specie di ectoplasma ai margini della società". Il vice questore capisce subito che non si è trattato di un incidente con omissione di soccorso, ma di omicidio. La vittima dà l'idea di essere un uomo in fuga, in fuga dal passato ed è nel passato che bisogna indagare per risolvere il caso.
Nonostante molte critiche lette sui social riguardo all'ultimo romanzo di Antonio Manzini con protagonista Rocco Schiavone, "Il passato è un morto senza cadavere", io l'ho trovato molto ben scritto, la parte gialla molto avvincente e la componente introspettiva molto profonda. Trovo ridicolo lamentarsi per l'immobilità del personaggio che, secondo alcune bookblogger, negli anni non si sarebbe evoluto. Io trovo che questo non sia del tutto vero e, ad ogni modo, vi chiedo: vi risulta che i detective, ispettori, commissari più famosi siano evoluti nel tempo - invecchiando, sposandosi, mettendo su famiglia? A me non sembra. Sono sempre lì, più o meno fermi nella loro vita e nel loro ruolo. Io ricordo Livia, eterna fidanzata di Montalbano, per esempio...
Quando sostengo che Schiavone nel tempo un po' si è evoluto, mi riferisco alla presa di coscienza della sua infelicità, solitudine, apatia. Se nei primi romanzi Rocco era totalmente incapace di elaborare il lutto subito, viveva alla giornata senza porsi domande sul futuro, saltava da un letto all'altro con storielle e relazioni senza senso, ora è consapevole che se vuole uscire dal loop di negatività in cui è sprofondato, deve lasciarsi alle spalle il passato e provare ad investire sul futuro. Io avverto da parte sua una certa paura di non farcela e di trascinare nell'infelicità anche chi probabilmente ama (Caterina? Sandra?). Io lo capisco Rocco, capisco le sue paure: un conto è essere responsabili della propria infelicità, un conto è esserlo per quella degli altri: meglio non promettere nulla, meglio non rischiare. Qualcosa però sta cambiando. Forse Rocco è ora disposto ad investire nel futuro... lo scopriremo nel prossimo episodio... un prossimo romanzo ci sarà sicuramente, dato che questo è terminato lasciando molte questioni aperte.
"Svegliati, Rocco. Tu, gli altri, questa città, siete vivi e finché lo siete il prezzo da pagare alla vita è accettarla, abbracciarla, farsi ancora male perché è questo che vi tocca. Nascondersi è da vigliacchi"
★★★★★
🍷 vino rossoscopri come valuto i libri
"Donne che pensano troppo" è stato pubblicato in Italia nel 2023 a 10 anni dalla morte dell'autrice Susan Nolen-Hoeksema. Non si tratta di un romanzo, ma di un saggio, scritto da una psicologa, con l'intento di aiutare chi "pensa troppo", chi rumina. Negli Stati Uniti è stato letto moltissimo, divenendo un best seller.
Chi me lo ha regalato, due anni fa, forse pensava si trattasse di un romanzo con un titolo accattivante e una bella copertina. Non lo è, ma l'autrice narra episodi veri o inventati che servono da esemplificazioni e lo fa con dei brevi racconti, ben scritti e molto utili per comprendere la problematica, riconoscerci o riconoscere persone a noi vicine.
Il rimuginare è tipicamente femminile, ma nella mia famiglia, ad esempio, è caratteristica più maschile. "Quando si rumina, si continua a tornare ossessivamente sui pensieri e le emozioni negative, esaminandoli, mettendoli in discussione, lavorandoli come fossero un impasto."
Quello che più mi è piaciuto è il metodo utilizzato dall'autrice per far prendere coscienza del problema a chi ne soffre e le strategie suggerite per attenuare i disturbi, ma ancor di più ho apprezzato il suo "puntare il dito" verso la società attuale, prima vera fonte del problema. Le donne sono continuamente bombardate da informazioni e suggerimenti dai media, da internet, dalla stampa, dalla politica, dalla famiglia, dagli amici, dai colleghi, .... tutti a suggerire "come dovremmo comportarci, cosa dovremmo pensare, chi dovremmo ammirare e a che obiettivi dovremmo ambire." Finchè non si smetterà di chiedere troppo alle donne, caricandole di ogni sorta di senso di responsabilità, sarà ben difficile che possano realizzarsi in modo completo e vivere serenamente, senza finire per "sentirsi soffocare da pensieri, emozioni, preoccupazioni fuori controllo: Che cosa sto facendo della mia vita? Cosa pensano gli altri di me? Perché non sono soddisfatta? Sarò abbastanza in gamba? Il mio compagno è ancora interessato a me? Perché mio figlio mi risponde male? Perché mi sento così frustrata e ansiosa?".
Sicuramente si tratta di un libro che è stato iperpubblicizzato (e non so se in Italia abbia avuto lo stesso successo che in America) e sopravvalutato. È molto ripetitivo nei concetti (ma forse serve, è più efficace? considerato lo scopo che intende raggiungere). Tuttavia non è un libro che non vale la pena di leggere, anzi! Se siete donne (o uomini) che pensano troppo, leggetelo! Vi aiuterà a trovare una strategia per vivere più sereni. Se avete vicino qualcuno che rimugina in continuazione, leggetelo! Vi aiuterà a comprendere l'altro e magari ad aiutarlo ad uscire da quel loop. Se invece non è così, leggete altro!
★★★☆☆
🍞 pane
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Sarà pubblicato il 12 febbraio in Italia "Donne che non si amano abbastanza" della stessa autrice.
"Noi donne non ci amiamo abbastanza: siamo straordinariamente dure con noi stesse e ci scervelliamo ad analizzare ogni singolo difetto, perdendo ore a chiederci “Sono una buona madre? Una buona compagna? Sono brava nel mio lavoro?. Ci preoccupiamo per mille cose e raggiungiamo livelli di rovello interiore che nessuno dal di fuori riesce a immaginare, un autosabotaggio in piena regola. Ma un modo per spezzare questo circolo vizioso c’è: riscoprire e usare i nostri peculiari e unici poteri."