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QUESTA PARTE E L'ALTRA Fiorella Malchiodi Albedi

Sospendete l'incredulità e leggete i ventuno racconti di Fiorella Malchiodi Albedi! Non sono un'amante dei racconti, preferisco i romanzi, tranne qualche eccezione: Buzzati, Carver, Calvino, Murakami, ma Fiorella Malchiodi Albedi mi ha davvero stupita. Di lei avevo già letto il primo romanzo "Il nome scomparso" (omaggio all'amato Dino Buzzati) e mi era piaciuto, ma i suoi racconti sono sicuramente di livello superiore: scritti benissimo, avvincenti, originali, alcuni molto tristi, altri più leggeri e divertenti, altri onirici, surreali - a me è venuto in mente il teatro dell'assurdo - tutti introspettivi. Protagonisti una Donna Perfetta, ricordi fittizi, un ascensore sparito, rumori, silenzi, suoni, odori, speranze, arrendevolezze, dettagli e una voragine in cui seppellire le ossessioni. Il racconto evidentemente è la forma di scrittura a lei più congeniale e lo conferma la sua numerosa produzione che purtroppo io ho scoperto solo ora. Vedrò di rimediare recuperando i suoi precedenti scritti. "Questa parte e l'altra" è stato pubblicato recentemente (a novembre del 2025). L'autrice di professione è anatomopatologa e questo mi fa sorgere una domanda: quale filo lega la medicina alla scrittura? Se è vero che i medici notoriamente hanno una grafia illeggibile, è altrettanto vero che la qualità di quanto scrivono è di altissimo livello. Ricordo: Cechov, Bulgakov, Conan Doyle, Cronin, gli italiani Vitali, Cassar Scalia e Gabriele Bronzetti, di cui ho letto un'affascinante raccolta di racconti dedicata alle patologie cardiache (di cui vi parlerò in un futuro post). Esiste perfino una Associazione Medici Scrittori Italiani. 🐣 uovo di Pasqua ★★★★★ "Noi siamo tutte le persone che abbiamo amato" scopri come valuto i libri

1 commenti

  1. Grazie per le bellissime parole.
    Interessante la domanda che poni: quale filo lega la medicina alla scrittura. Citi i tanti scrittori che furono anche medici, e al tuo elenco aggiungerei anche due psichiatri, Mario Tobino (ad esempio, Le libere donne di Magliano) e Giuseppe Quaranta, con il notevole, recente, La sindrome di Raebenson. Però mi dispiace deluderti, ma nel mio caso temo non di non riuscire a vedere nessun filo che colleghi la mia scrittura con la medicina. Anzi per me sono due comparti talmente separati che non ho mai scritto nulla che richiamasse anche lontanamente l'ambiente medico, o l'anatomia patologica, o un laboratorio di ricerca, dove ho vissuto quasi tutta la mia vita lavorativa. Lo trovo anch'io molto strano, eppure è così. O forse è perché ciò che trovo particolarmente bello nello scrivere è proprio l'invenzione, l'immaginare il diverso, l'aprire nuovi orizzonti inaspettati. Sì, dev'essere così: la medicina, il lavoro, la quotidianità... che noia! ☺☺

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