Pubblicato pochi mesi fa, "Mandorla Amara" è il decimo romanzo giallo con protagonista la vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina. Non è necessario aver letto i precedenti episodi per godersi il racconto. Si tratta di un episodio autoconclusivo. Tuttavia, per cogliere meglio l'evoluzione dei personaggi, l'ideale sarebbe proprio quello di leggerli tutti in ordine cronologico di pubblicazione, tranne "Il re del gelato" che è un prequel. Io li ho letti tutti, anche se mi sono resa conto di non aver recensito la totalità degli episodi, alcuni perchè letti prima della nascita del blog, altri semplicemente non recensiti. Pertanto oggi, dopo avervi parlato dell'ultimo uscito, vi farò una breve sintesi dei precedenti.
In un caldissimo luglio siciliano, Vanina si trova ad affrontare un insolito delitto: su un lussuoso yacht vengono ritrovati sette cadaveri. La prima ipotesi, confermata poi dalle indagini, è quella di morte per avvelenamento. Ad uccidere in pochi minuti la piccola comitiva è stata una dose di cianuro disciolta nel latte di mandorla.
La vicequestore è costretta a rientrare a Catania da Palermo, dove stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza. L'obbligato rientro però non infastidisce più di tanto Vanina che coglie al volo il pretesto per potersi allontanare dai problemi personali e sentimentali che non riesce proprio a sbrogliare e che la costringono a vivere a singhiozzo la storia d'amore con Paolo Malfitano, magistrato dell'antimafia sopravvissuto ad un attentato solo grazie al suo provvidenziale intervento. Le indagini la porteranno sulle isole Eolie assieme a parte della sua squadra e non sarà facile arrivare alla soluzione del caso. L'intera squadra sarà impegnata: Spanò - ispettore capo e braccio destro di Vanina, Lo Faro - giovane agente, Bonazzoli - ispettrice di origini bresciane, motociclista e vegana, fidanzata con Tito Macchia, il grande capo, Nunnari - sovrintendente sempre in tuta mimetica. Non manca l'aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè. E ovviamente ci sono anche l'amica avvocata Giuly, il medico legale Adriano, Bettina - proprietaria della casa in cui vive Vanina e "soccorritrice alimentare" della vicequestore. Il pediatra Manfredi Monterreale in questo episodio fa solo una brevissima apparizione. Vi confesso che il continuo "tiramolla" di Vanina e Paolo mi sta portando a fare il tifo per Manfredi, innamorato della Guarrasi fin dal loro primo incontro.
Vanina mi piace, la sua squadra pure, come scrive la Cassar Scalia anche. Se volete passarvi qualche ora di spensieratezza, "Mandorla amara" è il libro giusto.
Vanina chiuse il telefono assai più distesa rispetto a quando aveva risposto. Non vedeva l'ora di tornarsene nell'isola felice della sua vita catanese, di rivedere Adriano e di buttarsi "con tutte le scarpe" nel caso complicato che si profilava all'orizzonte. Era quello che le serviva, dopo giorni di momentaneo ritorno alle indaginisulla criminalità organizzata.
★★★★☆
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E' in onda in questi giorni la seconda stagione della serie tv "Vanina" che pur non essendo rispettosa al cento per cento di quanto narrato nei libri, è molto godibile. Per quanto riguarda gli aspetti "gialli" è in linea, diverge un po' invece riguardo alle vicende personali dei protagonisti e un pochino anche sulle descrizioni fisiche: Vanina, interpretata da Giusy Buscemi, troppo giovane e filiforme rispetto alla Guarrasi del libro e la Bonazzoli mora anziché bionda. Anche Patanè si discosta molto da come me lo ero immaginato io.
Ed infine, come promesso, breve panoramica degli episodi precedenti:
In "Sabbia nera" (2018) Vanina si trova ad affrontare un caso del passato: un corpo mummificato scoperto in una villa abbandonata la costringe a scavare tra i vecchi segreti della città di Catania.
In "La logica della lampara" (2019) il dottor Manfredi Monterreale e Sante Tammaro, giornalista, vedono dal mare sulla costa un uomo che trascina a fatica una grossa valigia e la getta fra gli scogli. Vanina Guarrasi riceve una chiamata anonima nella quale una donna riferisce di aver assistito all'uccisione di una ragazza avvenuta quella notte in un villino sul mare. Due fatti legati che danno il via all'indagine.
In "La salita dei saponari" (2020) Vanina è alle prese con una doppia indagine: un uomo assassinato all’aeroporto di Catania e un cadavere ritrovato in un pozzo di un hotel.
In "L’uomo del porto" (2021) nella grotta di un fiume sotterraneo, usata come saletta da un locale molto noto, viene ritrovato il cadavere di un uomo: Vincenzo La Barbera, professore di filosofia presso il liceo classico, uomo solitario che usava come casa una vecchia barca a vela ormeggiata nel porto ed era amatissimo dagli studenti. La soluzione del caso viene da passato.
In "Il talento del cappellano" (2021) Vanina lavora su un duplice omicidio: un prete ed una dottoressa apparentemente non legati tra loro, ma ritrovati nello stesso luogo assassinati.
In "La carrozza della Santa" (2022) Vanina si trova ad indagare sul ritrovamento di un uomo nell'androne del Municipio dentro una delle Carrozze del Senato. Nel frattempo, a Palermo, sembra che la cattura dell'assassino di suo padre sia vicina.
"Il re del gelato" (2023) è il prequel della serie, l’indagine che precede i fatti raccontati in Sabbia nera. Vanina è appena arrivata a Catania e inizia a conoscere e farsi conoscere dalla squadra. Dovrà risolvere il caso che riguarda l'omicidio di un gelataio.
In "La banda dei carusi" (2023) Vanina indaga sull'omicidio di un ragazzo che lei stessa aveva conosciuto in passato nel corso di un'indagine.
In "Il castagno dei cento cavalli" (2024), Vanina affronta un delitto legato a un antico albero e a un mistero secolare. Ai piedi del Castagno dei cento cavalli, un albero secolare che cresce sulle pendici dell’Etna, due guardie forestali ritrovano il corpo di una donna - la Boscaiola - brutalmente assassinata.
Sergio Paoli, scrittore trentino, ha recentemente pubblicato il racconto "Panarottamata" che narra i giovedì pomeriggio trascorsi sulle piste della Panarotta negli anni Settanta. Quelli erano anni in cui la neve non mancava e i ragazzini della Valsugana avevano la possibilità di trascorrere alcune ore con gli sci ai piedi e apprendere "l'arte di sciare".
Come Pluto nel corto Disney, i piccoli valsuganotti affrontavano goffamente, ma con tanta volontà e divertimento, le prime discese. E l'autore ci invita a guardare il cartoon per immergerci ancor più nell'atmosfera di quei pomeriggi.
I ragazzi partivano da Pergine o da Borgo diretti sulla Panarotta con addosso un abbigliamento non propriamente "tecnico" ed ai piedi un paio di "asoti". Già il viaggio in corriera per raggiungere la meta era un'avventura.
Il racconto - di 35 pagine - integra quelli de "L'ora del Baco" evocando ricordi "non digitali". Nel suo romanzo distopico e autobiografico c'è infatti un bellissimo racconto riferito alla prima nevicata ed alle folli discese in slittino.
Il titolo Panarottamata è un gioco di parole che allude agli anni in cui gli impianti sono stati chiusi e la Panarotta "rottamata" e allo stesso tempo allude ad una Panarotta "amata".
A me la scrittura di Sergio Paoli piace molto, perchè il suo stile è un misto di ironia e sentimento. Leggi, ricordi o immagini, sorridi e poi quando hai terminato la lettura ti pervade una sorta di nostalgia per situazioni che non rivivrai più o che rimpiangi di non aver vissuto. Chissà se i nostri figli avranno in futuro ricordi "non digitali" che riaffioreranno anni dopo...
Chiudo con una citazione di Giacomo Leopardi che Sergio Paoli fa in apertura: "I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli adulti il nulla nel tutto."
★★★★☆
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Oggi vi voglio parlare di un simpatico romanzo giallo, "La ragazza dell'anagrafe", scritto da una dipendente comunale (come me) e di cui ho scoperto l'esistenza pochi mesi fa.
L'autrice è Valeria Maranò, nata a Bari nel 1968. Valeria però ha vissuto e lavorato molti anni in provincia di Torino. Ha scritto questo romanzo e i successivi due nel periodo in cui era responsabile del servizio demografico del Comune di Coazze.
Purtroppo Valeria non c'è più ed io ho saputo dei suoi romanzi leggendo la notizia della sua morte sul gruppo degli ufficiali di anagrafe e stato civile.
Ho subito cercato i suoi libri ed ho acquistato immediatamente il suo romanzo d'esordio che mi incuriosiva doppiamente, non solo perché scritto da una dipendente comunale appassionata di letteratura come me, ma anche perché il suo giallo è ambientato negli uffici demografici di un piccolo comune torinese (inventato) e la protagonista fa proprio il mio lavoro.
Da "esperta" del settore vi posso dire che mi ci sono ritrovata tantissimo.
Mi viene da pensare che è proprio vero che "tutto il mondo è paese", visto che i curiosi episodi di cui ci parla la protagonista sono gli stessi che capitano a me e alle mie colleghe "urpesse" (matrimoni e separazioni di comodo, assurde richieste di copie conformi di autocertificazioni del nulla, richieste di cittadinanza di discendenti di cittadini italiani che non parlano una parola di italiano e che non hanno nessuna intenzione di rimanere a vivere nel nostro Paese ...).
Per chi non è del settore spiego che il termine "urpesse" è un vocabolo che abbiamo inventato noi dei servizi demografici ed urp (ufficio relazioni con il pubblico) del comune in cui lavoro per accomunare tutte le impiegate che si trovano a diretto contatto con il pubblico e affrontano ogni giorno vicende simili a quelle descritte nel romanzo. E noi urpesse ci ritroviamo a svolgere spesso ruoli non proprio che ci competono (psicologo, assistente sociale...), ma di cui abbiamo acquisito le competenze lavorando allo sportello, perché si sa che "la pratica vale più della grammatica".
Scherzi a parte, il romanzo è bello, scorrevole ed originale, anzi molto originale, in quanto scritto in prima persona dalla protagonista che vive le vicende da un punto di vista particolare. Molto particolare direi. La narratrice, Lucia Colella, 40 anni, impiegata presso l'ufficio anagrafe del Comune di Tricino, segue le indagini del suo omicidio dall'aldilà. Non ricorda nulla di quello che è accaduto pochi giorni prima ed assiste incuriosita a tutto ciò che accade dentro e fuori gli uffici comunali.
Oltre a scoprire l'assassino, il lettore completamente digiuno della materia anagrafica avrà modo di capire quello che si fa nei nostri uffici, che per rilasciare un certificato basta sì schiacciare un bottone, ma affinchè il computer stampi un documento corretto, una carta d'identità o un atto veritiero, è necessario il lavoro coordinato e complesso di molte persone.
Leggetelo! È leggero, ma non frivolo. Va bene per una lettura sotto l'ombrellone, ma anche per passare un pomeriggio piovoso.
"Sono belle le mie colleghe, ognuna a suo modo, e ognuna di loro completa l'altra; sono accomunate tutte dalla voglia di collaborare, di darsi una mano per creare un ambiente sereno. Cosa non da poco, vista la quantità di tempo che si trascorre insieme lavorando. Io mi sentivo parte di tutto questo, e volevo bene a tutte, ma a Viviana in particolare perchè mi ha insegnato tutto quello che c'era da sapere per lavorare con coscienza e serenità, esattamente ciò a cui ho sempre ambito.
Già, io ci tenevo davvero a rendermi utile al cittadino, a essere uno strumento per risolvere problemi, e mi sono sempre impegnata per conoscere a fondo le leggi, per diventare un punto di riferimento."
★★★★☆
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Valeria Maranò ha inoltre pubblicato "Scorie" nel 2023.
"Carmela, detta Melina, impiegata comunale di cinquant’anni, si trova improvvisamente ad affrontare una malattia invalidante. Il suo medico di famiglia è convinto che la malattia sia dovuta allo stress e possa essere affrontata supportando con rimedi alternativi quelli proposti dalla medicina allopatica. La terapia alternativa di Melina, su consiglio del medico, consisterà nello scrivere di tutto ciò che le procura sofferenza. Pagina dopo pagina, Melina emergerà dal percorso con una visione totalmente rinnovata della realtà e riuscirà a recuperare, oltre alla salute, una relazione che riteneva irrimediabilmente persa."
E nel 2025 ha pubblicato "Con tutta la gioia possibile".
"Chiara conduce una vita tranquilla nella sua casa con giardino in un ridente paesino pedemontano, assieme a suo marito e ai suoi cani. Il lavoro non è entusiasmante come non lo sono i colleghi, ha poche amicizie sulle quali contare e una famiglia d’origine che è il suo punto di riferimento. Un temporale imprevisto si abbatte su di lei, una malattia dal nome terrificante. Non può che imboccare il percorso che le si prospetta, con l’aiuto e il sostegno di una nuova famiglia, fatta di persone straordinarie vestite di bianco. Anche se la strada è in salita e appare impervia, Chiara è decisa ad arrivare in alto per godersi il panorama."
"Giallo Rivano" è il libro giusto per trascorrere una domenica di marzo che, come oggi, alterna il sole alla pioggia. Quando il sole "va in nuvola" e l'Ora del Garda soffia furiosa e gelida, è meglio chiudersi in casa al calduccio a leggere un libro.
Il medico altogardesano Vinicio Zuccali, già autore di tre interessanti libri con protagonista la montagna, si reinventa giallista e ambienta il suo ultimo romanzo in Trentino, tra Riva del Garda, San Michele all'Adige e la Valle di Ledro.
Un genere totalmente diverso dai tre precedenti: "La via dimenticata", "Il volo della farfalla" e "Everest", molto introspettivi.
Il romanzo, leggero e divertente, lascia comunque trasparire la cultura classica e le conoscenze scientifiche dell'autore, la sua passione per l'ambiente e il suo attento spirito di osservazione.
Il suo stile caratterizzato dalla ricerca del vocabolo perfetto, dai pensieri complessi e dai periodi ricchi di metafore, è lo stesso dei precedenti romanzi e, come dice l'autore, è il "mio ritmo, la mia musica". Un ritmo che si impara presto a conoscere ed amare.
Nel romanzo molti sono i riferimenti locali: il Brolio, il Bastione, la Rocchetta, cima d'Enzima, la vicina Arco e tanti altri.
Tornando al giallo in senso stretto - di cui vorrei non svelarvi troppo per non rischiare di rovinarvi un finale davvero inaspettato - questo inizia ai primi di marzo con il ritrovamento del cadavere di una bella e giovane donna nel parco del Brolio di Riva del Garda. E' stata uccisa con un colpo alla nuca calibro sette e sessantacinque. Si scoprirà poi essere nubile, residente a Campi e insegnante all'istituto agrario di San Michele all'Adige. Ad occuparsi dell'indagine il vicequestore Sarti, non troppo avvezzo a quel genere di delitti. Saprà comunque cavarsela più che bene nel risolvere un caso davvero complesso che lo porterà ad indagare in lungo e in largo per tutto il Trentino, sfrecciando in auto giù per il "Bus de Vela", andando a vivere in quel di Campi, frequentando le lezione dell'istituto agrario e giungendo ad una soluzione, per nulla scontata, grazie al suo spirito di osservazione e all'indagine condotta a trecentosessanta gradi.
Non mancano le non tanto velate critiche dell'autore all'urbanizzazione selvaggia della "Busa", le perplessità nei confronti della reintroduzione dell'orso in Trentino e un'analisi psicologica sulla vita frenetica che purtroppo conduciamo oggi un po' tutti. Traspare l'orgoglio per questa terra trentina che nonostante "gli attacchi" da parte dell'uomo, conserva luoghi paesaggisticamente incontaminati e affascinanti. E non dimentichiamo l'Ora del Garda, co-protagonista dell'intero romanzo!
"Una sottile intuizione come una fievole lampadina, accesa all'inizio solo a intermittenza, dalle profondità della subliminarietà iniziò a guadagnare il flusso del pensiero del vicequestore sino a divenire luce accecante: all'improvviso c'era nella scena del delitto qualcosa di meno indefinito che andava suggerendo che all'altro capo di quell'atto ci fosse una mano omologa. "
★★★★☆
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Il vice questore Rocco Schiavone e l'amico Brizio intraprendono un viaggio in Sud America alla ricerca di Furio, a sua volta alla ricerca di Sebastiano, l'amico "traditore".
Si tratta di un racconto breve che serve all'autore per spiegare che fine ha fatto Sebastiano, fuggito dopo aver tradito Rocco e gli inseparabili amici di sempre.
Sconsigliatissimo a chi non ha letto tutto, ma proprio tutto, di Rocco Schiavone.
Io avrei preferito che l'autore svelasse il mistero inserendolo in un romanzo giallo. Fino ad ora Manzini ci aveva raccontato l'evoluzione del personaggio di Rocco, la sua vita, i suoi amori, le sue debolezze parallelamente al racconto di inchieste investigative.
Il libro non è stato molto apprezzato dagli appassionati lettori. Manzini in una recente intervista ha risposto così alle critiche ricevute: "Non so da cosa dipenda l’amaro che rimane in bocca al lettore. Dal finale? Dalla nouvelle intera? È un libro sull’amicizia, sul valore assoluto di un rapporto che si instaura fra esseri umani senza secondi fini o interessi. È quindi un argomento delicato, non sempre si riesce a perdonare o a vendicare un torto. La chiusura di un rapporto così profondo è soggettiva, insindacabile, a mio parere, ed io ho cercato di far comprendere al lettore un pezzo dell’anima di un un uomo come Rocco: che reagisce come sa e come può. Se questo non è piaciuto, mi dispiace ma il libro per me è concluso come meglio non avrei potuto".
Mi consola sapere che altro leggeremo ancora di Rocco Schiavone e probabilmente questa "parentesi esplicativa" serviva all'autore per chiudere definitivamente un capitolo della vita del vice questore.
Sono anni che scherzosamente nelle interviste Manzini afferma che nel "prossimo episodio Schiavone morirà". Nella realtà l'autore ama questo personaggio quanto noi e molte vicende personali di Rocco sono ancora aperte, confuse e da chiarire. Altri episodi arriveranno e noi restiamo in attesa.
Curiosità: il titolo del libro è chiaramente ispirato al film commedia degli anni Sessanta "Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?" diretto da Ettore Scola e interpretato da Nino Manfredi e Alberto Sordi.
"Sebastiano l'aveva tradito, un'amicizia lunga quarant'anni e che amicizia non era, dopo la morte di Marina era stato il dolore più profondo della sua vita. Non voleva saperne più nulla di Sebastiano, dimenticare la voce, il viso e il colore degli occhi: anche le storie vissute insieme. Sebastiano doveva trasformarsi in un'ombra, una velatura nel mondo dei ricordi per dissolversi con gli anni fino a trasformarsi in fumo, un filo grigio e sottile che si sarebbe confuso con l'aria e col cielo."
★★☆☆☆
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Il 9 agosto 1883, in Italia, venne iscritta nell’Ordine degli avvocati la prima donna. Lidia Poet, laureatasi in giurisprudenza nel 1881, discutendo una tesi sulla condizione femminile nella società e sul diritto di voto per le donne, ottenne il 9 agosto di 140 anni fa a Torino l'ammissione all’esercizio della professione forense.
La Procura generale dell’allora Regno d’Italia impugnò la decisione dell’Ordine e ne ottenne la cancellazione.
Tra le motivazioni, quella che “nessuna legge ha mai pensato di distogliere la donna dalle ordinarie occupazioni domestiche che loro sono proprie”.
Lidia Poet fu riammessa solo nel 1920, nel frattempo esercitò in modo non ufficiale la professione, coadiuvando il fratello avvocato. Si battè tutta la vita per i diritti delle donne e dei soggetti più deboli.
Una serie Netflix ne ha narrato le vicende, traendo spunto "liberamente" dalla sua vera storia. Si tratta di una fiction molto amata e molto criticata allo stesso tempo. Amata dai giovani per il modo leggero e vivace in cui si intrecciano i fatti veri della vita di Lidia con la risoluzione da parte della protagonista di casi inventati di cronaca nera, che rendono il racconto particolarmente avvincente. Criticata da chi ritiene che ci sia troppa invenzione nella serie e che il personaggio di Lidia sia un po' troppo spregiudicato per quell'epoca.
A me è piaciuta molto. Trovo che Matilda De Angelis interpreti benissimo la parte della donna determinata ed emancipata quale era Lidia.
★★★★☆
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La vera Lidia Poet in un'immagine dell'epoca
Per chi volesse approfondire la conoscenza di Lidia Poet sono disponibili numerosi libri che narrano la sua storia