Sergio Paoli, scrittore trentino, ha recentemente pubblicato il racconto "Panarottamata" che narra i giovedì pomeriggio trascorsi sulle piste della Panarotta negli anni Settanta. Quelli erano anni in cui la neve non mancava e i ragazzini della Valsugana avevano la possibilità di trascorrere alcune ore con gli sci ai piedi e apprendere "l'arte di sciare".
Come Pluto nel corto Disney, i piccoli valsuganotti affrontavano goffamente, ma con tanta volontà e divertimento, le prime discese. E l'autore ci invita a guardare il cartoon per immergerci ancor più nell'atmosfera di quei pomeriggi.
I ragazzi partivano da Pergine o da Borgo diretti sulla Panarotta con addosso un abbigliamento non propriamente "tecnico" ed ai piedi un paio di "asoti". Già il viaggio in corriera per raggiungere la meta era un'avventura.
Il racconto - di 35 pagine - integra quelli de "L'ora del Baco" evocando ricordi "non digitali". Nel suo romanzo distopico e autobiografico c'è infatti un bellissimo racconto riferito alla prima nevicata ed alle folli discese in slittino.
Il titolo Panarottamata è un gioco di parole che allude agli anni in cui gli impianti sono stati chiusi e la Panarotta "rottamata" e allo stesso tempo allude ad una Panarotta "amata".
A me la scrittura di Sergio Paoli piace molto, perchè il suo stile è un misto di ironia e sentimento. Leggi, ricordi o immagini, sorridi e poi quando hai terminato la lettura ti pervade una sorta di nostalgia per situazioni che non rivivrai più o che rimpiangi di non aver vissuto. Chissà se i nostri figli avranno in futuro ricordi "non digitali" che riaffioreranno anni dopo...
Chiudo con una citazione di Giacomo Leopardi che Sergio Paoli fa in apertura: "I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli adulti il nulla nel tutto."
★★★★☆
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Vi è mai capitato che qualcuno vi regali un ricordo? A me è capitato oggi ed è una sensazione bellissima.
Mio cugino vive in Germania da venticinque anni e quando torna in Italia passa sempre a trovarmi. Io e lui siamo nati nello stesso anno, ad un mese di distanza, e fino agli undici anni abbiamo vissuto nella stessa casa. Condividiamo i ricordi più belli della nostra infanzia.
Quasi per caso oggi, raccontandomi della sua casa in ristrutturazione, mi ha confidato che in una scatola in cui conserva alcuni oggetti a lui cari, custodisce anche la mia prima medaglia di campionessa regionale assoluta negli 800m (atletica leggera).
Ci eravamo visti poche ore prima della gara e lui mi aveva detto che avrei vinto, ma io non lo credevo possibile. Erano anni che mi presentavo in pista da favorita e poi, nelle gare più importanti, qualcosa andava sempre storto.
Prima di salutarci mi ha fatto promettere che se avessi vinto gli avrei regalato la medaglia.
Quel giorno a Rovereto, in una caldissima serata estiva, a 200m dall'arrivo ero seconda. La prima qualche metro davanti a me. Ho cambiato ritmo, l'ho avvicinata sempre più, mi sono convinta di potercela fare, l'ho superata sull'arrivo. Ho vinto al fotofinish.
Ho vinto tante altre gare, ho fatto risultati cronometrici migliori, ma quella resta la mia gara più importante, quella che mi ha dato più fiducia nelle mie capacità.
Ovviamente ho mantenuto la promessa ed ho regalato la medaglia a mio cugino.
Lui oggi mi ha ricambiata: mi ha regalato un ricordo.
Questo episodio mi ha fatto venire in mente un bellissimo e brevissimo racconto di Stefano Benni: "L'ora più bella".
Se non lo avete mai fatto, leggetelo! In sei paginette saprà farvi riflettere e magari vi sbloccherà qualche ricordo.
"Può esistere, insieme all’ora vissuta che riteniamo più felice, un’ora nascosta ancora più bella, di cui abbiamo perso il ricordo, e che tornerà improvvisa nella memoria."
Il film "Drive my car" di Ryusuke Hamaguchi, premio a Cannes per la sceneggiatura e Golden Globe come miglior film internazionale, ha vinto l'OSCAR come miglior film internazionale 2022.
La trama del film trae ispirazione da due racconti: Drive my car e Sheherazade di Haruki Murakami, entrambi contenuti nella raccolta Uomini senza donne.
A me il film, nonostante i numerosi riconoscimenti, non è piaciuto. Fonde e altera enormemente i due racconti.
La tipica lentezza di Murakami, che tanto amo nei suoi romanzi, esasperata nel film, lo rende eccessivamente lungo (2h e 59 minuti) e noioso. Ho faticato a terminare di vederlo. L'ho fatto solo sperando in una svolta clamorosa che non c'è stata.
Ho ascoltato il racconto "Cattedrale" (che dà il titolo all'omonima raccolta di Raymond Carver) su "Ad Alta voce", letto da Fausto Paravidino (voce molto particolare e adattissima al personaggio narrante). Tempo di ascolto: 45 minuti.
C’era questo cieco, un vecchio amico di mia moglie, che doveva arrivare per passare la notte da noi. Gli era appena morta la moglie. E così era andato a trovare i parenti di lei in Connecticut. Aveva chiamato mia moglie da casa loro. Avevano preso accordi. Sarebbe arrivato in treno, un viaggio di cinque ore, e mia moglie sarebbe andata a prenderlo alla stazione. Non l’aveva più visto da quando aveva lavorato per lui un’estate a Seattle, dieci anni prima. Comunque, lei e il cieco si erano tenuti in contatto. Registravano dei nastri e se li spedivano per posta avanti e indietro. Non è che fossi entusiasta di questa visita. Era un tizio che non conoscevo affatto. E il fatto che fosse cieco mi dava un po’ di fastidio. L’idea che avevo della cecità me l’ero fatta al cinema. Nei film i ciechi si muovono lentamente e non ridono mai. A volte sono accompagnati dai cani-guida. Insomma, avere un cieco per casa non è che fosse proprio il primo dei miei pensieri."
★★★☆☆
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"Bartleby lo scrivano: una storia di Wall Street" è un racconto di Herman Melville scritto nel 1853.
L'ho ascoltato su "Ad alta voce".
Ho apprezzato molto la maestria dell'autore nel saper tenere alta la curiosità. Voce narrante è l'avvocato presso cui Bartleby lavora come scrivano.
Si tratta di un breve racconto. Si ascolta in due ore.
Molteplici sono le interpretazioni che la critica ha dato di quest'opera. Italo Calvino avrebbe dovuto dedicare a Bartleby l’ultima delle "Lezioni Americane di Italo Calvino", ma la morte dello scrittore ha impedito la stesura del capitolo. Quasi tutta la critica concorda si tratti di un esempio di resistenza passiva e di denuncia dell'alienazione da lavoro.
Volete che vi racconti qualcosa di Bartleby lo scrivano?
"Preferirei di no" (“I would prefer not to).... leggetelo! o, come ho fatto io, ascoltatelo e scoprirete il motivo di questa risposta.
★★★☆☆
🍞 pane
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Qui sotto una rivisitazione moderna del racconto
Videorecensione del racconto di Haruki Murakami "Abbandonare un gatto", tradotto da Antonietta Pastore, illustrato da Emiliano Ponzi, Einaudi Editore.
Con questo racconto, brevissimo, Murakami ha voluto ricordare il padre morto alcuni anni fa, raccontandone la vita e fatti accaduti quando l'autore era un bambino.
Leggi qui la recensione completa.