L'idea dei sette racconti scritti da sette autori diversi e ambientati in sette valli trentine è venuta circa un anno fa alla poliedrica e inesauribile fonte di idee Tea Vergani.
Le storie narrate si ispirano a un mix di fatti veri, cronaca, storia, leggende e invenzione. Anche il background degli scrittori è molto vario.
Paolo Ghirardi, mantovano, legato al Trentino per questioni di parentela, ma soprattutto per l'amore per il nostro territorio, ha scritto un racconto ambientato in val Rendena a Mortaso. Il parroco è stato ucciso e il pane non lievita più. C'è un legame tra i due fatti? Il commissario Masè indaga. Si scopre così che tutto ruota attorno alla leggenda di San Virgilio che si sarebbe recato in Val Rendena e avrebbe gettato nel fiume Sarca la statua di Saturno che si trovava sul posto. I paesani per reazione lo avrebbero ucciso. Questo racconto trae ispirazione dalla nota leggenda di San Vigilio.
Paolo Domenico Malvinni, rivano d'origine, ci regala un racconto ambientato a Riva del Garda. Imelde, arzilla novantenne, indaga su un "delitto" ambientale avvenuto in riva al lago. L'autore si è ispirato ad un fatto realmente accaduto: la morte di due pioppi - pioppe per Malvinni - avvelenati con il glifosato e che il Comune è stato costretto ad abbattere per motivi di sicurezza.
Il suo è un giallo poetico, colto, filosofico. La sua descrizione del Garda dall'alto è bellissima.
Tiziano Benini, roveretano, ha ambientato il suo racconto in Valle di Ledro, tra Il Faggio in Valle di Concei e il Gorg d'Abiss a Tiarno. Si tratta di un giallo classico, scritto molto bene.
Camillo Ischia, arcense, ci regala un noir ironico e divertente ambientato al Nero Cubo a Rovereto. Protagonisti i finalisti di un concorso letterario, al quale, forse, sarebbe stato meglio non partecipare... Bravo, come sempre, Camillo.
Lucia Brunialti, ledrense, bibliotecaria, ambienta il suo giallo in Valle del Chiese a Storo. Un omicidio è avvenuto in paese. La trama si ispira ad un racconto tramandatole dalla nonna e la co-protagonista è la farina gialla di Storo. Molto brava Lucia nell'inserire nel racconto dialoghi in dialetto che rendono la narrazione molto originale.
Tea Vergani, milanese d'origine, arcense d'adozione e un po' "cittadina del mondo", si ispira alla leggenda ladina di Re Laurino per un racconto giallo in cui un fotografo famoso viene ritrovato morto e l'enrosadira della Val di Fassa scompare. Riuscirà il maresciallo Stella a scoprire l'assassino e far tornare il rosa sul Catinaccio?
Nicola Guarnieri, professione giornalista, esploratore del mondo in bicicletta, narra l'affascinante storia vera di Zeni Abramo di Vigo Cavedine - il Robin Hood della valle di Cavedine - la val del vent - che si nascondeva nel bus del Castrin nel Limarò - disertore sotto il fascismo, rubava ai ricchi per dare ai poveri. Nicola Guarnieri, al quale il nonno ha trasmesso i fatti quando era bambino, avrebbe ben potuto scrivere un romanzo storico sull'intera vita del Castrin, tanto è affascinante e ricca di anedotti.
Oltre non vi racconterò, perchè dei racconti gialli meno si dice, meglio è. Lascio a voi la lettura, suggerendovi di leggerli nell'ordine che preferite. Così ho fatto io. Sono partita da quello di Malvinni e prima di chiudere questa breve presentazione vi riporto l'incipit del suo racconto.
Visto così di lontano è come un ago, di quelli per cucire. Con la cruna tondeggiante nel Sud e l'asta appuntita rivolta a Nord. Di colore argento, o azzurro piuttosto, o di un colore che contiene i due. E c'è altro che si infila nello sguardo, sono filature d'ovatta, strisce sottili e chiare.
Scesi di quota pare altro, non più l'ago e non ancora lago, ma un'ampolla lasciata tra un ammasso indistinto che calando ancora si rivela essere un enorme agglomerato di pietra. Antichi scogli asciutti in perenne attesa dell'innaffiata che ogni tanto arriva dal cielo.
Calando l'altitudine si distinguono larghe pennellate d'erba, o invernali campagne. Dipende, lo decide la stagione. Sono segnate da lunghe e dritte o tortuose e sottili linee scure. E' asfalto. Si irradiano ovunque. Tra loro si distinguono più o meno fitte composizioni di rettangoli, quadrati e sghembi poligoni di ogni forma e colore. Sono tetti, terrazze, sono cortili, spiazzi, acrilici campetti, verniciate piscine. A questa distanza il lungo collo inclinato della panciuta ampolla si incunea tra le montagne. E' come un delicato oggetto di vetro che in quella stretta morsa pare potersi frantumare da un momento all'altro, tanto che lo riporresti tra le cose più preziose, al sicuro, dietro gli sportelli della credenza del salotto buono.
Volando ancora più giù e puntando all'apice, si riconosce che, quell'azzurro è cosa viva. Più ti avvicini più è mobile. E' liquido, e si increspa sotto la spinta del vento.
Infine, ristora la visione di fitti boschi sui fianchi dei monti, e di parchi rivieraschi che si abbeverano sulle spiagge. Sorprendono le tante gradazioni delle diverse chiome che abitano quel grande giardino, e vedi quanto queste creature pongano una linea di gagliarda resistenza all'assalto delle tegole, dei rigidi manufatti cementizi, delle impertinenti alzate. Alzate che non sono dell'ingegno ma di una mediocre ingegneria.
★★★★☆
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Camillo Ischia nasce nel 1953 ad Arco. Figlio di piccoli coltivatori. Amante della lettura. Nella sua vita ha viaggiato per lo più con i libri. In una recente intervista ha dichiarato di non essere social, di non andare a riunioni politiche, di non scrivere con il computer, di non fare jogging o altro sport, di giocare però a Risiko da trent’anni alla Beppa Giosef e di animare il Circolo di Cultura Popolare da cinquant'anni.
Il romanzo "Il mestiere del detective" è un giallo/noir ambientato nella seconda metà degli anni '70 ad Arco, tra circoli culturali di sinistra, cineforum e neonazisti.
E tra le pagine di questo "giallonongiallo", "noirnonnoir", "romanzettononromanzetto" (come lo definisce Carlo Martinelli nella prefazione), si riconoscono personaggi, luoghi e avvenimenti reali della storia arcense: la Pasticceria Moderna, Villa Igea (attuale sede della Cassa Rurale), il Bar Centrale, il Caffè Trentino, il Sanatorio Argentina, il night-club Sayonara (dove è realmente accaduto un omicidio), il poeta Luciano Malfer, il Bepi Filippi (capo redattore della redazione dell'Alto Adige a Riva del Garda) e il Teofilo (pittore polacco, amante degli scacchi che viveva in miseria ad Arco), Benito Mancabelli (esponente del partito comunista locale), l'omicidio-suicidio Venturini. E ce ne sono altri che io, per questioni anagrafiche, non sono certa di aver riconosciuto (la giovane Irene che vuol fare la giornalista, Paolino, gli eredi dell'importante industriale tedesco con villa al Bruttagost e il professor Augusto).
Camillo Ischia colloca le vicende narrate tra delitti realmente accaduti e altri inventati, sparatorie e pestaggi, in cui il detective Piero Bortolotti, ex poliziotto, si trova ad indagare.
"Il mestiere del detective" di Camillo Ischia, parafrasando Carofiglio, lo intitolerei "La versione del Bortolotti".
Il racconto inizia nel 2010, anno in cui l'ex detective Bortolotti viene ricoverato nella Pia Casa della Divina Provvidenza. E lì conosce l'ingegnere minerario Giulio, suo compagno di stanza (la 237! chiaro richiamo alla trasposizione cinematografica di Kubrick di Shining di S. King).
Per poi tornare agli anni 70 in cui accadono le vicende narrate e in particolare l'omicidio del segretario del partito comunista Palmiro Bergamini.
Ma non vi svelerò altro della trama per non rovinarvi la lettura.
Il romanzo è strutturato in modo molto originale, "rompe gli schemi del racconto" con continui salti temporali e cambi della voce narrante, addirittura con l'ingresso del narratore nei dialoghi dei protagonisti. Un metaracconto alla stregua di "Riccardino", opera postuma di Andrea Camilleri con protagonista Montalbano.
Camillo Ischia non lo sa, ma io ho un debito nei suoi confronti. In un certo senso il mio blog è nato grazie a lui. Il giorno in cui è uscito sul giornale un articolo che annunciava la pubblicazione del suo romanzo, ho incontrato per la strada un'amica che mi ha chiesto se lo avevo letto e mi ha detto che avrebbe aspettato una mia recensione per farlo, perchè io ero la sua "book influencer". Tornata a casa ho riflettuto sulle sue parole ed una settimana dopo è nato LibriCitando, il mio blog di recensioni letterarie.
"- Questa storia è assurda, non sta in piedi nulla!-
- Lo so - risponde sconsolato Cesconi -e la colpa è di quel coglione che la sta scrivendo. Adesso voglio vedere come fa a tirarci fuori da questo casino! Cazzo, non siamo mica il RIS di Parma! -"
★★★☆☆
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