"Cuore l'innamorato" è l'ultimo romanzo di Lily King. Dopo averlo letto ho scoperto essere contemporaneamente un prequel e un sequel del precedente romanzo dell'autrice "Scrittori e amanti".
Il racconto inizia narrando le vicende di tre giovani studenti. Non si tratta di un vero e proprio triangolo amoroso, piuttosto di un'amicizia tra una ragazza e due ragazzi della stessa università che si innamoreranno entrambi di lei e vivranno con lei due storie d'amore molto diverse.
Il romanzo si svolge in due periodi temporali: il primo ai tempi dell'Università, il secondo una ventina di anni dopo; i ragazzi sono diventati adulti e conducono vite, per certi aspetti, molto diverse da quando erano giovani.
Nei venti anni di "salto temporale" si svolgono invece le vicende narrate nel romanzo precedente - che mi assicurano non essere però necessario avere letto.
Il romanzo nella prima parte è leggero e lento nell'evoluzione, al contrario la seconda parte è emotivamente molto impegnativa e il susseguirsi degli eventi è molto più rapido.
"Cuore l'innamorato" è scritto bene ed è commovente nella parte finale. Io mi sono fatta molto coinvolgere. Tuttavia, a qualche mese di distanza dalla lettura, mi sento di esprimere un giudizio positivo sì, ma mi sento anche di aggiungere che non è un romanzo che rileggerei, come mi è capitato invece di fare con alcuni capolavori della letteratura.
"Tu hai i tuoi rimpianti e io ho i miei. Rimango seduta per un po' sui gradini del portico e penso ai tranelli della vita, quelli che riconosciamo e quelli che no."
★★★☆☆
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Ho letto Siro di Francesco Vidotto dopo Onesto e Oceano, quindi in ordine inverso rispetto a quello cronologico della pubblicazione dei romanzi. Ho sentito l'esigenza di colmare la lacuna completando quella che ritengo sia una sorta di trilogia cadorina. Si tratta di un romanzo bello e poetico, come Onesto e Oceano, ma sicuramente più acerbo dei successivi. L'ambientazione è la stessa: il Cadore. Anche il protagonista, Siro, ha la stessa estrazione sociale di Oceano e Onesto. E' un pastore, povero. Vive ai piedi delle Dolomiti in una famiglia numerosa. Sogna di andare a scuola, impara a leggere da solo e trova nella lettura consolazione per la misera vita che il padre, non solo la povertà, lo costringe a fare. Si innamora di Vera. Il suo sarà un amore ricambiato, ma duramente ostacolato.
I romanzi di Francesco Vidotto mi sorprendono sempre per la profondità dei sentimenti narrati. Ho avuto il piacere di conoscerlo e di affiancarlo nella presentazione di Onesto e ho così potuto apprezzare la sua simpatia, la spigliatezza e l'allegria che trasmette quando racconta "il dietro le quinte" dei suoi romanzi.
Se non avete mai letto nulla di suo, vi consiglio di farlo seguendo l'ordine cronologico.
"Ci sono racconti che forse dovrebbero rimanere sepolti nella terra e dimenticati. Io, in questa storia ci sono inciampato per caso e ho deciso di raccontarla"
★★★★☆
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"Donne che pensano troppo" è stato pubblicato in Italia nel 2023 a 10 anni dalla morte dell'autrice Susan Nolen-Hoeksema. Non si tratta di un romanzo, ma di un saggio, scritto da una psicologa, con l'intento di aiutare chi "pensa troppo", chi rumina. Negli Stati Uniti è stato letto moltissimo, divenendo un best seller.
Chi me lo ha regalato, due anni fa, forse pensava si trattasse di un romanzo con un titolo accattivante e una bella copertina. Non lo è, ma l'autrice narra episodi veri o inventati che servono da esemplificazioni e lo fa con dei brevi racconti, ben scritti e molto utili per comprendere la problematica, riconoscerci o riconoscere persone a noi vicine.
Il rimuginare è tipicamente femminile, ma nella mia famiglia, ad esempio, è caratteristica più maschile. "Quando si rumina, si continua a tornare ossessivamente sui pensieri e le emozioni negative, esaminandoli, mettendoli in discussione, lavorandoli come fossero un impasto."
Quello che più mi è piaciuto è il metodo utilizzato dall'autrice per far prendere coscienza del problema a chi ne soffre e le strategie suggerite per attenuare i disturbi, ma ancor di più ho apprezzato il suo "puntare il dito" verso la società attuale, prima vera fonte del problema. Le donne sono continuamente bombardate da informazioni e suggerimenti dai media, da internet, dalla stampa, dalla politica, dalla famiglia, dagli amici, dai colleghi, .... tutti a suggerire "come dovremmo comportarci, cosa dovremmo pensare, chi dovremmo ammirare e a che obiettivi dovremmo ambire." Finchè non si smetterà di chiedere troppo alle donne, caricandole di ogni sorta di senso di responsabilità, sarà ben difficile che possano realizzarsi in modo completo e vivere serenamente, senza finire per "sentirsi soffocare da pensieri, emozioni, preoccupazioni fuori controllo: Che cosa sto facendo della mia vita? Cosa pensano gli altri di me? Perché non sono soddisfatta? Sarò abbastanza in gamba? Il mio compagno è ancora interessato a me? Perché mio figlio mi risponde male? Perché mi sento così frustrata e ansiosa?".
Sicuramente si tratta di un libro che è stato iperpubblicizzato (e non so se in Italia abbia avuto lo stesso successo che in America) e sopravvalutato. È molto ripetitivo nei concetti (ma forse serve, è più efficace? considerato lo scopo che intende raggiungere). Tuttavia non è un libro che non vale la pena di leggere, anzi! Se siete donne (o uomini) che pensano troppo, leggetelo! Vi aiuterà a trovare una strategia per vivere più sereni. Se avete vicino qualcuno che rimugina in continuazione, leggetelo! Vi aiuterà a comprendere l'altro e magari ad aiutarlo ad uscire da quel loop. Se invece non è così, leggete altro!
★★★☆☆
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Sarà pubblicato il 12 febbraio in Italia "Donne che non si amano abbastanza" della stessa autrice.
"Noi donne non ci amiamo abbastanza: siamo straordinariamente dure con noi stesse e ci scervelliamo ad analizzare ogni singolo difetto, perdendo ore a chiederci “Sono una buona madre? Una buona compagna? Sono brava nel mio lavoro?. Ci preoccupiamo per mille cose e raggiungiamo livelli di rovello interiore che nessuno dal di fuori riesce a immaginare, un autosabotaggio in piena regola. Ma un modo per spezzare questo circolo vizioso c’è: riscoprire e usare i nostri peculiari e unici poteri."
Pubblico oggi la recensione de "La cuoca segreta di Frida", per ricordare la pittrice Frida Kahlo morta esattamente settant'anni fa. Si tratta di un romanzo di Florencia Etcheves che ho iniziato a leggere molti mesi fa con entusiasmo, per poi arenarmi. Il personaggio Frida mi ha sempre appassionata, molto prima della "kahlomania" e su di lei ho letto numerose biografie. Ero consapevole che leggendo questo romanzo avrei aggiunto poco in termini di conoscenza sulla pittrice messicana, però mi intrigava l'idea di scoprire magari qualche aneddoto che non conoscevo e mi piaceva anche rileggere la sua storia.
Il romanzo è ben strutturato e alterna un capitolo ambientato ai giorni nostri ad un altro ai tempi di Frida. La "cuoca segreta" che dà il titolo all'opera è finzione, il giallo che viene narrato nei capitoli "odierni" è anche pura invenzione. Di vero c'è la biografia di Frida Kahlo.
Ciò che mi ha bloccata nella lettura è stato un presunto "errore storico". Cito testualmente: "Dopo aver sistemato la spesa su uno scaffale di legno trasformato in dispensa, Caridad prese la scopa che qualcuno aveva lasciato appoggiata al lavello di metallo e scopò il pavimento di cemento levigato. Ammucchiò le bucce di patate, le briciole di pane e qualche mozzicone di sigaretta. Infilò il tutto in un sacchetto di plastica e buttò la spazzatura in un contenitore metallico accanto alla porta che collegava la stanza al giardino."
A voi risulta che nel 1940 esistessero i sacchetti di plastica in Messico o in altre parti del mondo? Secondo Wikipedia: "Le domande di brevetto americane ed europee relative alla produzione di sacchetti di plastica per la spesa risalgono ai primi anni '50, ma si riferiscono a costruzioni composite con manici fissati al sacchetto in un processo di produzione secondario. Il moderno sacchetto leggero per la spesa è un'invenzione dell'ingegnere svedese Sten Gustaf Thulin. Il progetto di Thulin fu brevettato in tutto il mondo da Celloplast nel 1965."
Un errore tutto sommato perdonabile, ma che mi ha fatto sorgere il dubbio che l'autrice non abbia voluto perdere troppo tempo nel documentarsi e che si sia presa anche altre "licenze".
Dopo mesi di stop l'ho ripreso in mano e terminato. Il finale non mi è piaciuto. La chiusura è sbrigativa e lascia aperte molte vicende.
Mi sono piaciute molto le parti in cui vengono descritte dettagliatamente le tradizioni culinarie messicane e i costumi delle “Tehuanas”, le donne di Tehuantepec, famose per i lavori di ricamo coloratissimi e gli abiti composti dallo huipil e da una gonna molto ampia.
Frida amava indossare l'abito da tehuana che tanto piaceva a Diego Rivera.
Complessivamente il romanzo non è male e può essere molto interessante per chi non conosce la vita di Frida Kahlo e il suo turbolento amore per Diego Rivera.
Se deciderete di leggerlo, vi terrà compagnia per quasi 600 pagine.
"Non voglio che Diego mi dia un soldo . Non voglio niente da quel grosso rospo, niente di niente. Questo lo devi imparare anche tu. Non accettare mai in vita tua soldi da un uomo. Devi riuscire a procurarteli da sola."
★★★☆☆
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In questa domenica meteorologicamente iniziata con temperature basse e cielo grigio e via via migliorata fino ad arrivare a temperature estive e cielo azzurro, in condizioni di salute precarie a causa di un dente capriccioso che mi sta facendo dannare e quindi non in grado di fare un giro in bici o di corsa (meglio evitare!), messa davanti alla scelta di come trascorrere il pomeriggio e in particolare a due opzioni: aprire il tomo di diritto di mille pagine che mi sta impegnando negli ultimi mesi o leggere un sottile libricino appena pubblicato che parla di Frida e scriverne sul mio blog, ho scelto la seconda opzione, perchè amo leggere, scrivere e adoro Frida Kahlo.
Su di lei negli anni ho letto diverse pubblicazioni: "Frida. Una biografia di Frida Kahlo" di Hayden Herrera, "Viva la vida!" di Pino Cacucci, "Frida Kahlo" di Andrea Kettenmann; ho visto il film interpretato dalla bellissima Salma Hayek e ho visitato qualche anno fa a Bologna una mostra di sue opere, foto e oggetti, ma del personaggio Frida mi sono innamorata prima di vedere il film, prima che tutte le ragazzine circolassero con la sua immagine stampata sulla maglietta e sulle borse. Mi ha inizialmente attirata per le sue caratteristiche sopracciglia e la sua scelta di non "toccarle" mai. Pur non essendo io dotata di monociglio, le mie erano molto folte e in anni in cui per essere alla moda bisognava avere sopracciglia sottilissime, io ho fatto una scelta "di carattere" e non le ho assottigliate. Questa sua caratteristica fisica che ci accumunava mi ha fatto avvicinare al personaggio Frida Kahlo, conoscere la sua vita, le sue opere, scoprire la sua resilienza e caparbietà ed anche le sue fragilità. Di lei ho amato sicuramente la sua indipendenza, la sua forza, il suo femminismo. Quello che ho sempre faticato a capire è il suo rapporto con Diego Rivera, sicuramente un amore immenso da parte di Frida, ricambiato in modo "originale" da Diego. Lui stesso ha dichiarato di aver capito troppo tardi che la parte più bella della sua esistenza era l'amore che provava per lei.
Luca Nannipieri analizza in questo suo brevissimo lavoro l'immagine iconica della coppia Frida Kahlo e Diego Rivera, "non solo due amanti, di essi la storia ne enumera ormai migliaia di milioni, e l'amore, si sa, ha albergato almeno una volta nella coltre di ogni creatura che ha messo piede in terra. No: un'icona. Almeno per il secolo che ci è dato di vivere, Kahlo e Diego non sono soltanto due pittori messicani. Incarnano una storia che ha tutte le azzeccate fattezze, le precise metrature, i più impensabili avvelenamenti dell'anima, per divenire quello: mythos. Mitologia."
Lo stesso autore precisa in una nota che "questo libro non è un saggio perchè non ha una tesi da esporre e documentare. Anzi ha un finale da compiere."
Sul finale da compiere sono d'accordo e lascio a voi scoprire di che cosa si tratta. Contesto invece che questo libricino non abbia una tesi. Ce l'ha e a parere mio è l'idea di icona di coppia di Frida e Diego. Un'idea che a me non piace molto. E' Frida l'icona ed ha trascinato con sé Diego, come avrebbe trascinato chiunque gravitasse intorno alla sua figura.
Ad ogni modo questo libro, pubblicato da Skira il mese scorso, merita di essere letto. Nannipieri è un critico d'arte che scrive con passione e poesia ciò che pensa.
★★★☆☆
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Ho faticato un po' all'inizio ad entrare nella trama del romanzo giallo "La pista" di Anne Holt. Alla fine però l'ho apprezzato e in particolare mi è piaciuta molto la protagonista, che ho trovato per molti aspetti un personaggio simile alla Penelope di Carofiglio.
Una sciatrice viene accusata di doping a pochi mesi dalle Olimpiadi. Uno sciatore viene ritrovato morto in circostanze poco chiare. Selma Falck, ex atleta di fama mondiale ed ex avvocatessa di successo, ha perso lavoro, marito e figli a causa di un vizio che l'ha rovinata finanziariamente. La sua vita precipita nel baratro della solitudine e della disperazione, fino a quando il padre della campionessa accusata di doping, convinto si tratti di un sabotaggio, chiede a Selma di trovare le prove per scagionare la figlia. Selma è obbligata dalla sua situazione personale ad accettare l'incarico e inizia a investigare.
Questo romanzo giallo è il primo con protagonista Selma Falck, a cui hanno fatto seguito "La tormenta" e "Lo sparo".
"Le persone parlavano. Con i coniugi. Con gli amici più intimi. A letto. Da ubriache. Ovunque. Come mezzo di ingraziarsi qualcuno. Rendersi interessanti. "Non dirlo a nessuno" era probabilmente la richiesta che era stata e continuava a essere infranta con più frequenza nella storia dell'umanità."
★★★☆☆
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