"La regina degli scacchi" è un romanzo di Walter Tevis, pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1983 e in Italia nel 2007 da Minimum Fax, ripubblicato da Mondadori nel 2021 in seguito all'enorme successo dell'omonima serie Netflix.
Di scacchi sono anni che sento parlare a casa mia. Non gioco, ma conosco le regole, so muovere i pezzi e quando i miei figli erano piccoli e gareggiavano ho frequentato i tornei. Conosco l'ambiente, le emozioni suscitate dalle partite, vinte o perse, il rito dell'analisi post partita.
I termini tecnici usati io li comprendo, ma non è necessario intendersene di scacchi per capire il romanzo.
Io non gioco a tennis, eppure ho letto "Open" di Agassi e l'ho adorato.
"La regina degli scacchi" è la storia di un'orfana, Elisabeth Harmon, che scopre per caso il suo immenso talento e da quel momento la sua vita non è più la stessa.
Beth trova negli scacchi la via di fuga dalla realtà, tuttavia i dolori e le insicurezze che si porta dentro si fanno sentire e non è facile per lei superarli. Dovrà combattere contro la dipendenza da alcool e farmaci.
Il romanzo è molto bello. L'ho divorato. Scritto molto bene, scorrevole e avvincente come un thriller.
Ho guardato anche la serie televisiva, realizzata in modo impeccabile e nel complesso molto attinente al romanzo.
Imperdibili entrambi.
Il titolo originale "The Queen's Gambit" (il Gambetto di donna), nome di un'apertura scacchistica che nel romanzo ha una certa importanza per Beth, evidentemente agli editori italiani non piaceva ed è stato sostituito con, a parer mio, il più banale "La regina degli scacchi".
Curiosità: si dice che l'autore nel creare il personaggio di Elisabeth Harmon si sia ispirato alla biografia dello scacchista americano Bobby Fischer, campione del mondo nel 1972 battendo il grande maestro sovietico Boris Spassky.
“Fu la prima vittoria di Beth. Tutta la tensione era svanita e quella che sentiva era l’emozione più bella che avesse mai provato in vita sua.”
★★★★★
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Qui sotto il trailer della serie Netflix "La regina degli scacchi".
"Vecchie conoscenze" di Antonio Manzini é il decimo romanzo con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone.
Manzini ha creato un personaggio che è quasi impossibile non amare.
In questo episodio le indagini restano quasi in sottofondo. Sofia Martinet, professoressa in pensione, viene ritrovata morta nel suo appartamento, colpita alla testa con un oggetto pesante.
A mano a mano che l'indagine procede, anche le vicende umane di Schiavone e degli altri personaggi evolvono e scopriamo sempre di più di loro. Questa volta l'autore ha affrontato, tra le altre cose, anche il problema dell'emarginazione dei gay.
La presenza di Marina torna a farsi sentire frequentemente, segno che Rocco é infelice e non sta bene. Rocco é acciaccato, stanco, stufo di avere a che fare con la parte peggiore dell'umanità.
Gabriele, il ragazzo ex vicino di casa di Rocco che il vicequestore aveva ospitato in casa sua, con la madre, per un breve periodo, é partito per Milano. Rocco si sente solo. Gabriele è entrato nel suo cuore e ormai è quasi un figlio per lui.
"Non siamo amici, non lo siamo mai stati, e forse non lo saremo mai. Lavoriamo insieme. A volte ci avviciniamo, poi ci allontaniamo, come branchi di pesci in mezzo all'oceano. Ma la sapete la cosa strana? Mi siete rimasti solo voi. Per quanto sia dura e difficile ammetterlo, non ho altri che voi..."
Il finale è davvero sorprendente, inaspettato.
Molte vecchie conoscenze si faranno vive. Gran parte del passato di Rocco si chiarirà.
Manzini questa volta non mi ha delusa nemmeno un po'. "Vecchie conoscenze" non ha nulla a che vedere con la virata verso il genere "rosa" che si avvertiva in "Ah l'amore l'amore" e che io avevo un po' criticato.
"Lui lo sapeva, ci sono dei giorni in cui si percepisce che un pezzo della nostra vita se n'è andato, e seppelliamo la nostra faccia di una volta perchè non ci appartiene più."
★★★★☆
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Ho letto "Il grande Gatsby" per il Torneo "Americani" di Robinson un po' prevenuta. Lo avevo già letto moltissimi anni fa nella versione in inglese per studenti e non lo avevo molto apprezzato, forse a causa del mio inglese non eccellente o forse a causa della versione scolastica "ridotta e adattata".
Il film con Di Caprio ha contribuito a pormi degli interrogativi sulle qualità del romanzo.
In realtà la lettura si è rivelata una sorpresa.
Gatsby è un personaggio misterioso. Poco si sa di lui, all'inizio. Ricchissimo e terribilmente solo. Un unico desiderio lo muove. Morirà solo, illuso di poter raggiungere il suo obbiettivo.
Lo ho molto apprezzato. Tuttavia nulla ha potuto nello scontro con "Furore".
"Quando stai per metterti a criticare qualcuno - mi disse - ricordati che nessuno al mondo ha avuto i vantaggi che hai avuto tu."
★★★☆☆
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Bellissimo il racconto "Gisella e io" del giornalista Gabriele Buselli, vincitore del concorso letterario "Verso la biblioteca" organizzato dall’Associazione Culturale Aria insieme all’Associazione Teatro delle Garberie, con il sostegno della Provincia Autonoma di Trento e della Fondazione Caritro.
Un racconto ambientato in biblioteca, legato al romanzo "Gisella" di Carlo Cassola.
In poche righe l'analisi profonda della vita di un uomo, del suo rapporto con la moglie e dei legami affettivi.
"Gisella e io" parla d'amore, di sentimenti e di rimpianti. Mi ha ricordato Lacci di Domenico Starnone.
Chissà che Gabriele non ci regali presto un romanzo.
"Il dorso di un libro di colore rosso vermiglio aveva inciso a caratteri dorati il titolo ”Gisella” di Carlo Cassola. Brillava e, non so perché, attirò la mia attenzione. Me lo immaginai, Cassola, che sacramentava dall’al di là. Il suo libro con la copertina rosso vermiglio… Lui, scrittore schietto dell’immediato dopoguerra. Grandissimo nell’arte di sublimare le situazioni, era davvero improponibile immaginarlo vestito di rosso con greche dorate. No, proprio no."
★★★★☆
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Mentre molti di voi stanno leggendo l'ultimo romanzo di Manzini, balzato nei primi posti delle classifiche della settimana in pochissimi giorni, io ho letto un libro inviatomi dall'autore stesso due giorni fa.
Un giovane scrittore alla sua terza opera, ma che personalmente non conoscevo.
Nonostante fosse in fondo alla mia lunghissima lista di libri da leggere, "Effetti collaterali" di Rosario Russo "mi ha scelta" ed ha saltato la fila.
Incuriosita dal fatto che i 6 racconti sono ambientati ad Acireale (ed io ho un debole per gli scrittori siciliani e per i romanzi ambientati in Sicilia) ho iniziato a leggerlo e sono rimasta rapita dalla bravura dell'autore.
Sei racconti, uno più bello dell'altro, in cui Rosario ci trasmette l'amore per la sua terra e, tra invenzione e realtà, mette il dito nelle piaghe siciliane.
L'amore dell'autore per Verga e per Acireale è palpabile e si intuisce la voglia che i siciliani si riprendano le proprie tradizioni, preservino la bellezza dei luoghi e combattano la mafia.
Commovente, bellissimo, ma purtroppo vero, il racconto dedicato ad Annalisa Isaia, uccisa dallo zio perché frequentava coetanei appartenenti a clan mafiosi avversari.
Molto bello e profondo anche "Il delitto delle cartoline" con protagonista Vincenzo Cantone, giovane scrittore di Acireale. Racconto misterioso e sentimentale. Forse c'è qualcosa di autobiografico in questo personaggio con alle spalle studi commerciali e che vuol leggere Platone.
E poi ci sono i racconti gialli veri e propri, con l'ispettore Traversa e il Commissario Stuto.
In tutti traspare l'amore per il proprio paese e per il mare come il mio per il Garda e le montagne.
In Sicilia ed ad Acireale ci sono stata. Luoghi bellissimi. L'unico posto per cui sarei disposta a lasciare il Garda trentino è per la Sicilia.
Senza nulla togliere a Manzini e agli altri autori famosi, vi invito a leggere anche autori meno noti, perché possono sorprendere.
"Traversa sospirò. Del resto era lunedì e si sa che riguardo a squallore i lunedì non temono rivali."
★★★★☆
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Questo libro me lo sono gustato.
Non avevo la possibilità di leggere molte ore ogni giorno in questo periodo e quindi l'ho letto con calma e l'ho trovato davvero molto bello.
Mi piacciono le biografie. Danno l'opportunità di conoscere più intimamente personaggi famosi, di comprendere meglio i loro atteggiamenti e le loro scelte.
Lynn Hill l'ho vista più volte scalare a Rock Master ad Arco. Lo vinse cinque volte.
È stata una splendida atleta, campionessa del mondo.
Indipendente e determinata, con una personalità forte, fin da piccola.
Lynn nasce a Detroit nel 1961. Quinta di sette fratelli.
Ha origini europee. Il bisnonno era italiano. Si chiamava Fucentese, ma cambiò il suo cognome in Hill, la bisnonna era tedesca e la nonna scozzese.
Ha sempre praticato sport ad ottimi livelli, fin da bambina, passando dal nuoto, alla ginnastica artistica, e infine all'arrampicata. Mentre frequentava l'università di Santa Monica si allenava con la squadra di atletica e corse anche i 1500 e i 3000m.
Le sue doti erano notevoli,
Molto minuta e leggera: 1m57 per 45 kg, con dita piccolissime che si infilavano in ogni fessura.
Le insegnò ad arrampicare il fidanzato della sorella che morì alcuni anni dopo in una spedizione sull'Aconcagua.
Da giovanissima trascorse mesi nello Yosemite ad arrampicare, vivendo con pochi dollari in tasca, quasi come una barbona e allenandosi con i più forti arrampicatori del momento.
Innumerevoli le avventure, i racconti e gli aneddoti svelati in questa bellissima biografia che inizia con il racconto della terribile caduta avvenuta in Francia in allenamento a causa di una assurda distrazione e da cui uscì miracolosamente solo con molte botte e qualche lesione. Un cespuglio attutì la caduta e le salvò la vita.
A Las Vegas, dove visse per un po' col fidanzato, arrampicava sulle Red Rocks, ma faceva la fame.
A Santa Monica fu coinvolta in alcune trasmissioni televisive. Per guadagnare qualche soldo si prestava ad imprese acrobatiche e tentativi di record. Finché non si rese conto che non era il caso di rischiare la vita per due soldi.
Successivamente si trasferì in Francia, dove si guadagnò da vivere gareggiando.
Nel 1992, dopo aver vinto il suo quinto Rock Master, lasciò l'agonismo e tornò a vivere in America.
Lynn, nel libro, ci parla anche di Arco, delle sue vittorie al Rock Master, dell'albergo Cattoi in cui soggiornava e della signora Marisa, la proprietaria.
Il libro, pubblicato nel 2002 e ormai quasi introvabile, è scritto in realtà da Greg Child, arrampicatore e scrittore e tradotto in italiano da Giulia Baciocco.
"Essendo la mia ultima partecipazione all'appuntamento annuale di Arco, ero motivata a dare veramente il meglio di me stessa. Arco rappresentava per me la Wimbledon dell'arrampicata sportiva. Ogni anno migliaia di vivaci spettatori si radunavano per vedere in azione i migliori scalatori del mondo. Quando arrivai in cima alla via della finale, segnando la mia quinta vittoria nel Rock Master, provai l'appagante sensazione di aver portato a termine qualcosa."
"Ad Arco ci sistemammo all'Albergo Cattoi, una caratteristica locanda a conduzione familiare dove gustammo un pasto delizioso servitoci da Marisa e dalla mamma, le quali, visto che nessuno tra noi parlava una lingua comune, si facevano capire ricorrendo a parole straniere e gesti amichevoli."
"Ho anche vissuto in Italia per qualche tempo, dove ho arrampicato sulle splendide Dolomiti e in altre zone famose."
★★★★☆
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